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dT n. 2/2026 del 19.01.2026
Cornice stile Ritorno al futuro
   
JAN 19 2026
   

Immagine di apertura

E ScanDia fu! 😮

Non fatico ad ammetterlo: sono «felice come una Pasqua!». Per il fatto di aver reso una mission impossible… fattibilissima. O quasi.

Immagine_inlineAppunto!

Infatti un conto è dire esserci riusciti, un altro è convincersi che si sia trattato di una passeggiata. Sono saltati fuori talmente tanti imprevisti che, se avessi potuto immaginarli prima, avrei lasciato perdere. Facciamo un piccolo recap… per chi si fosse sintonizzato solo in questo momento, come si sentiva dire una volta in TV. 

Problema, comune a molti: si dispone di migliaia di diapositive da digitalizzare. Soluzione, ovvia: basta digitalizzarle, no? Tra l'altro, ormai a poche decine di euro, si trovano in commercio tanti affarini all-in-one in grado di farlo. E, per chi volesse spendere ancor meno - alla sola non condizione di avere uno smartphone con capacità fotografiche appena sufficienti - c'è anche la soluzione da pochi euro. Consiste in un coso dotato di retroilluminazione, nel quale posizionare una diapositiva, e di un appoggio per lo smartphone da azionare manualmente per lo scatto. Così come è manuale (in entrambi i casi) l'inserimento dell'originale da digitalizzare.

Immagine_inlineSe si tratta di farne una decina o poco più, non crea alcun problema e il risultato ottenibile, sperimentato di persona personalmente, è ben più che accettabile.

Ma se sono migliaia?

Vogliamo impiegarci mesi se non anni? Certo che no: va/andava cercata e trovata una risposta diversa. L'infallibile Nonno Google ha subito proposto una soluzione. Tecnicamente ineccepibile, anche interessante, ma... con un "ma" gigantesco, ancora una volta legato ai tempi di attesa per addivenire al risultato. Come ho avuto già modo di parlarne, un prodotto validissimo almeno sulla carta è il più che interessante Reflecta DigiDia 6000, già di qualche annetto fa, acquistabile (oggi) per circa 800 euro. Se fa davvero tutto da solo poteva anche rappresentare la soluzione definitiva. A guardarlo ha l'esatte sembianze di un proiettore dia: non ha l'obiettivo perché non ha nulla da proiettare. Immagine_inlineAl suo posto, da qualche parte, c'è il film scanner vero e proprio, di ottima qualità e in grado di raggiungere risoluzioni elevatissime, dell'ordine delle migliaia di DPI.

Bello, no? 

No!

Prima doccia fredda: il meglio è nemico del bene, si sa, e in questo caso "bene" sottintende "volersi bene". Sapete quanto impiega il campione di cui sopra per scannare UNA diapositiva? Anche cinque o sei minuti: a conti fatti più di otto ore per completare un singolo caricatore da 100! Per quanto tecnicamente validissima come soluzione… non è LA soluzione giusta neanche questa. Eccheppalle!!!

Al che, come molti già sanno, ho chiesto consiglio a GiminìSignò, aka Gemini AI. Dopo aver spappardellato cose già note e stranote (peraltro citandomi anche lui il Reflecta di cui sopra, mi sa che ero l'unico a non conoscerlo!) ha proposto una soluzione impegnativa che prevedeva molti materiali da utilizzare. Nell'ordine, sparso: un normale proiettore diapositive (al quale sarebbe stato necessario sostituire solo la lampada), una fotocamera digitale ad ottiche intercambiabili, un obiettivo macro, una scheda Arduino e pochi, pochissimi, altri componenti accessori. Avevo tutto, è fatta!!!

Immagine_inlineÈ fatta?????????

Ma mango pò kaiser, per dirla francese-francese! Perché un conto è raccontare come fare, ben altro è farlo: non potete immaginare quanti scogli ho dovuto superare. Procediamo con ordine.

Partiamo dalla lampada da sostituire, perché quella a incandescenza di serie risultava inadatta, in particolare per la temperatura colore, che più artificiale non si può. Secondo Gemini ne serviva una con così tante specifiche sopraffine che è risultato praticamente impossibile da trovare, almeno a prezzi umani.

Dopo giorni di ricerche - non sto esagerando - ho fatto di testa mia: ne ho preso una su Amazon dalle caratteristiche vagamente accettabili, e a guardare i risultati ottenuti andava più che bene. E non perché ho deciso di accontentarmi, è proprio Gemini che le spara sempre troppo grosse o complicate.

E rilassati!

Come fotocamera digitale ho utilizzato la Canon M5, di cui ho diverse ottiche, incluso l'indispensabile obiettivo macro, a focale fissa. Già, perché ancora non ho detto (ma stradetto negli articoli e nei numerosi post su FB precedenti) che la ripresa avviene inquadrando, la diapositiva illuminata, dal buco dell'obiettivo del proiettore, naturalmente tolto.

La Canon M5 è molto compatta… ma non abbastanza per non intralciare la fuoriuscita frontale del caricatore dia, man mano che avanza, anche questo saltato fuori strada facendo. Problema che mi ha costretto ad utilizzarla in verticale, grazie a un supporto home-made

Immagine_inlineMi sarebbe piaciuto realizzarlo interamente con la stampa 3D, ma non sono abbastanza esperto di modellazione per creare, senza uno scanner altrettanto 3D (che non ho!) la sagoma esatta dell'impugnatura, sulla quale si sarebbe appoggiata. Come ho risolto? Con un panetto di DAS, utilizzato per modellare la parte per me impossibile da generare come modello. Non è una soluzione elegantissima, ma È una soluzione, quindi è perfetta. Mica lo devo commercializzare questo accrocco, e a me NON dispiace il risultato estetico, per quanto artigianale (nel senso positivo del termine) fosse. Proseguiamo.

Olio (non) di gomito

Premesso che la strada fin qui tracciata è solo l'inizio dell'intero percorso reale, non sono mancati altri imprevisti che, per fortuna, si sono risolti facilmente. Ma che hanno rischiato comunque di mandare tutto all'aria. Già, perché se non avessi avuto a disposizione quasi tutti gli ingredienti della ricetta, in particolare quelli più impegnativi (in primis il proiettore da cannibalizzare e la fotocamera con ottica, vera, macro) non mi sarei buttato a capofitto nell'impresa come ho fatto.

Immagine_inlineCiò premesso stava per saltare tutto quando mi sono accorto che il mio ottimo proiettore Zeiss, per via dell'età (più di 35 anni) ma soprattutto per il fermo in soffitta di non meno di 25 anni. si inceppava di continuo. Me la sono cavata con una pulizia/lubrificazione a base di WD-40 (anche questo ce l'avevo, che ci posso fare?!? 😁) altrimenti l'avrei dovuto smontare pezzo per pezzo per capire il malfunzionamento da cosa fosse provocato. Ma per fortuna non è stato necessario. Anche perché questi dispositivi vintage, per di più teteschi ti cermania, sempre nel senso buono, sono forse facili da smontare, ma complicatissimi da rimontare se non si prendono tutte le precauzioni possibili, immaginabili e fotografabili (per riscontro certo di dove debbano tornare tutte le parti smontate).

Lato Arduino

Il suo compito è piuttosto semplice: si occupa di sincronizzare il cambio diapositiva con lo scatto della fotocamera. Sono dotati entrambi di presa telecomando a fili, il primo attraverso un connettore DIN a 6 poli (per fortuna ancora reperibile), il secondo tramite un jack 2,5 mm - il tipo piccolo - come quelli normalmente utilizzati in campo audio, specie per i dispositivi molto compatti.

Immagine_inlineAnche qui con una piccola complicazione imprevista, in particolare riguardo al collegamento con il proiettore. Per quest'ultimo non è sufficiente, come sulla fotocamera, chiudere un contatto come ci si sarebbe aspettati, ma serve anche un diodo per tagliare le semionde negative, visto che il proiettore utilizza internamente corrente alternata a 24 V, motivo per cui si è reso necessario anche l'utilizzo di un relè. Ed è proprio grazie al taglio semionde di cui sopra che si accorge che è stato dato l'impulso di avanzamento. Come l'ho scoperto? Dopo giorni di tentativi sulla presa (ponticella qua, ponticella là, con risultati altalenanti) sono stato costretto ad aprire il telecomando, per fortuna a corredo, e fare quasi un completo reverse engineering di quest'ultimo. Fiuuuuuuuuuuuuuu!

Lato fotocamera è stato molto più semplice: al posto del relè ho usato un accoppiatore ottico, sempre per tenere separate masse e tensioni in gioco che, rispettivamente in comune, avrebbero creato più di un problema.

Tutto è compiuto?

Ovviamente no, manca ancora qualche tassello al quale davvero non avevo pensato. Premesso che le migliaia di dia sono tutte su caricatore e pronte per la proiezione, sono chiaramente inserite nel verso giusto per quest'ultima. Immagine_inlineOvvero con l'emulsionelato obiettivo (e dorso lato lampada) ma soprattutto capovolte verticalmente, visto che proiettandole e passando attraverso l'obiettivo di proiezione, sono fisiologicamente visualizzate a schermo nel verso giusto. E quindi???

Semplice: fotografandole in questo modo vanno poi raddrizzate in entrambi i versi, cosa che non sa fare la mia fotocamera, ma che comunque è una banale operazione automatizzabile in post produzione. Inoltre, ma questo lo sapevo sin da subito, per via del fatto che alcune sono orizzontali e altre verticali (e per velocizzare il procedimento non posso certo mettermi a uniformare l'orientamento) non riesco a sfruttare l'intera area del sensore CCD ma al massimo una sezione centrale quadrata, nella quale è possibile riprendere senza problemi tanto una immagine verticale che una orizzontale.

Immagine_inlineIl che significa anche perdere un bel po' di risoluzione, per via anche del fatto che non posso avvicinarmi di più alla diapositiva e l'obiettivo macro ha focale fissa, ma con tutti i compromessi che fin qui ho dovuto accettare, ottengo comunque immagini finali da 6 megapixel, più che sufficienti per una archiviazione veloce. Inutile dire che gli originali certo non li frullo, quindi se avessi bisogno di una versione ad alta o altissima risoluzione di una determinata diapositiva, posso sempre recuperarla e scannarla come merita.

Ahiò?!?

Tranquilli, abbiamo QUASI finito: l'ho detto sin da subito che la strada si è dimostrata tutt'altro che pianeggiante. A me non bastava solo riflettere specularmente e ruotare di 180 gradi (in realtà 90 visto che la fotocamera era a sua volta posizionata in verticale, ma cambia poco) per visualizzarle correttamente, ma volevo anche tagliare il bordo nero di troppo, tenendo conto dell'orientamento. Quindi serviva un altro qualcosa che lo facesse in automatico per me… riconoscendo, appunto, l'orientamento prima di agire di forbice. E siccome sono io quello incontentabile, perché non automatizzare o quasi anche l'aggiunta dei metadati exif per impostare anche la data di scatto? Ovviamente quella originaria della diapositiva, a me nota, non certo dello scatto digitale di oggi.

Gemini, l'ormai indispensabile Gemini, mi ha proposto l'utilizzo di due programmi normalmente utilizzabili via prompt (exiftools e imagemagick) ma che avremmo pilotato tramite un file batch in grado di gestire tutto. Incluso capire se l'immagine all'interno dell'area quadrata ripresa fosse orizzontale o verticale, poi procedendo di taglio in uno dei due versi (fornendoli entrambi in caso di dubbio, ad esempio per alcune immagini notturne, a me poi l'onere di scartare quello sbagliato… ma succede sì e no una volta su cento), infine aggiungendo i metadati, naturalmente specificati da me manualmente tramite un previsto input, tenuto conto che ogni caricatore riguarda una data specifica.

Immagine_inlineInfine, come si fa a stabilire con imagemagick se una foto è orizzontale o verticale? Qui sono dovuto intervenire pesantemente io, perché le soluzioni di Gemini erano approssimative e generavano valutazioni errate di continuo.

Ho risolto con l'accetta, nel vero senso della parola: dopo aver ordinato a imagemagick di croppare d'ufficio a 2600x2600px l'immagine ripresa dalla fotocamera, originariamente da 4000x4000, gli faccio prelevare due fette superiori e inferiori, spesse 360px per unirle.

Contestualmente gli faccio prelevare anche due fette verticali a destra e sinistra e unire anche queste, dopodiché gli faccio misurare la luminosità media sia della prima che della seconda: se è più luminosa la prima la foto è verticale, altrimenti è orizzontale. Semplice, no? 😁

Lo so, non si capisce nulla di quello che ho scritto... ma un'immagine con lo schema del ragionamento vale, come sempre, più di mille parole. Quindi inutile sprecarne altre.

Ora posso dirlo, anzi ripeterlo: e ScanDia fu! 💪Immagine_modal Immagine_modal Immagine_modal Immagine_modal Immagine_modal

AdP

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Progetto a cura di  Andrea de Prisco - AdP

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