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dT n. 3/2026 del 27.01.2026
Cornice stile Ritorno al futuro
   
JAN 27 2026
   

Immagine di apertura

MC n. 34, dell'ottobre 1984

Quando penso a quegli anni, mi pare l'altro ieri. Se però sfoglio un numero di MC dell'84... mi sveglio di colpo, come da un incubo.

... e mi ripeto: i computer non sono più quelli di una volta! E subito penso: ma è meglio o peggio, nel senso più ampio e alto del concetto, l'informatica di oggi rispetto a quella di allora?

Ah, saperlo... 🤔

Era in edicola il n. 34 di MC. I numeri di ottobre erano, notoriamente, tra i più ricchi dell'anno, non foss'altro perché settembre, altrettanto notoriamente, era il mese delle fiere informatiche e tecnologiche in Italia e in Europa (Smau, Sim, Sicob, PCW Show). Sfogliamolo insieme.

Immagine_inlinePoke, ma buone!

Una delle prime parole che incontriamo leggendo quel numero è POKE. La troviamo nell'immancabile editoriale di Nuti a pagina 6. Oggi chiunque penserebbe - tenetevi forte... - alla traslitterazione moderna, tanto di moda tra i giovani di oggi, di poche (che, per dirla scherzosamente alla Totò, è aggettivo qualificativo!).

In quell'editoriale, il giovane, anzi giovanissimo, lettore di allora avrebbe oggi ben più di cinquant'anni e il POKE in questione non era altro che un noto comando dei computer dell'epoca, utilizzato da chi aveva dimestichezza con linguaggio macchina, bit, byte, registri e compagnia cantante.

Come dire che non era alla portata di tutti-tutti, ma solo di coloro i quali stringevano - ed io, modestamente, li strinsi! 😁 - rapporti intimi con l'hardware e il software disponibile a quei tempi. Permetteva infatti di scrivere nelle celle di memoria e se non si stava attenti a manovrare si potevano anche fare danni... riparabilissimi. Alla peggio si resettava il computer (che, sempre all'epoca, significava semplicemente premere un pulsante di reset) al più ricominciando tutto da capo in un batter d'occhio.

Poke viaggiava a braccetto con Peek (alzi la mano del mouse chi, all'epoca, non è cresciuto con questi due comandi) e permetteva, quest'ultimo, di leggere il contenuto delle celle di memoria.

Per i più giovani il computer - scriveva Nuti nel suo editoriale - non è più un problema, anzi forse non lo è mai stato: posto che abbiano a disposizione una macchina per quanto semplice e primitiva, si info-alfabetizzano quasi istantaneamente ed ora, invece di figurine, si scambiano cassette di programmi. Il fenomeno è di massa: non poche migliaia, ma (in Italia) qualche centinaio di migliaia di fortunati; i più giovani spesso non leggono neanche più i manuali: le nozioni fondamentali di programmazione ed impiego del computer si tramandano direttamente per via orale. E il bello è che questi piccoli mostri del peek and poke stanno mettendo in crisi le istituzioni.

Ah, però!!! 🤣

Immagine_inlineMSX all'attacco

Sempre a quei tempi i computer si potevano, semplificando al massimo, dividere tra compatibili e non. Ma compatibili con cosa? Beh, in fascia alta, ovvero per i PC dell'utenza business la compatibilità era quella offerta dalle piattaforme e dai (conseguenti) sistemi operativi dell'epoca: CP/M, prima, MS-DOS, dopo.

In basso, per l'utenza domestica c'era il caos più totale. Tanti sistemi tutti diversi tra loro che non solo necessitavano ognuno di software specifico ma nel 103% dei casi anche le periferiche erano quasi sempre dedicate e prodotte dal costruttore in questione. Così se avevamo un Commodore 64 e ci serviva una stampante questa doveva essere della stessa marca (lo stesso avveniva anche per unità dischi, memorie RAM, joystick e quant'altro) tant'è che se decidevamo di cambiare computer eravamo costretti a farlo anche per tutte le periferiche ad esso, strettamente, dedicate.

Immagine_inlinePer cercare di trovare una soluzione - così scriveva Maurizio Bergami nell'ottobre '84 - la Microsoft ha dato il via, all'inizio del 1983, al progetto MSX, definendo uno standard che permettesse la completa compatibilità, sia hardware che software, di tutte le macchine costruite secondo le sue specifiche. Lo standard proposto dalla Microsoft è rivolto alla fascia bassa del mercato, quella in cui attualmente predominano la Commodore con il 64 e la Sinclair con lo Spectrum. Al momento di stabilire gli elementi chiave dell'hardware la scelta della Microsoft è caduta sugli otto bit. Nessuna soluzione tecnologica di avanguardia, quindi, ma la sicurezza del collaudato e diffuso Z 80, in unione ai migliori chip di supporto: il processore grafico TMS 9918A, che permette una risoluzione video di 256 x 192, 16 colori e le sprite, ed il generatore sonoro AY-3-8910, con tre voci dall'estensione di 8 ottave. Come linguaggio è stato adottato un Basic esteso, sviluppato naturalmente dalla stessa Microsoft, in grado di sfruttare completamente tutte le caratteristiche dell'hardware. Anche il connettore per le cartucce ROM ed il formato e la velocità dell'interfaccia cassette sono stati pienamente specificati, per raggiungere la compatibilità ricercata.

Come andò a finire? Beh per qualche anno in Europa i computer MSX hanno avuto il loro (piccolo) mercato. Lo strapotere di Commodore e Sinclair non è certo stato scalfito da questo tentativo di Microsoft e dei tanti costruttori aderenti allo standard. Le cose sono cambiate solo quando i computer di fascia alta - ovvero del tutto indistinguibili da quelli presenti negli uffici - sono entrati nelle case, dando un significato assai più ampio - e universale - al concetto di compatibile. Oggi ridotto a sole due accezioni: compatibile Windows o compatibile (con i) Mac.

(Sì, lo so, ci sarebbero anche i Linux... ma in quante case li troviamo?)

Immagine_inlineE che Casio!!!

In prova su MC n. 34 un chiaro esempio di macchina di fascia alta, compatibile q.b. per non avere problemi di hardware e di software, almeno per quello che c'era disponibile all'epoca.

Del modello precedente - scriveva Corrado Giustozzi nell'84 - conserva, migliorate, diverse cose: le notevoli capacità grafiche, la modularità, l'ottimo Basic. Si tratta quindi di una macchina assai interessante, le cui caratteristiche principali possono essere così sintetizzate: CPU 8086 con clock a 8 MHz e coprocessore matematico 8087 opzionale; 256K di RAM espandibili fino a 768K; grafica a 600 x 400 pixel singolarmente indirizzabili in 8 colori; Basic con screen-editor, rappresentazione dei numeri in BCD, gestione diretta della grafica e dell'interfaccia RS-232; disponibilità di unità a dischi da 5,25'' (320K), da 8'' (1200K) o Winchester (10M); interfacce RS-232 e IEEE-488.

La compatibilità era assicurata, almeno parzialmente, dal sistema operativo utilizzato (MS-DOS 2.11) e dall'utilizzo di alcune porte standard per l'epoca, le famose seriale e parallela. La prima la faceva da padrona per il collegamento, ad esempio, di un fax-modem, la seconda era utilizzata nella stragrande maggioranza dei casi per le stampanti.

E il mouse dove si collegava? Il mouse??? Ma va' là... 🤣

Immagine_inlineCommovente, ma nel senso ironico del termine (fa piangere, dal dolore!), il listino prezzi della bestiolina e soprattutto dei suoi accessori. L'unità centrale, infatti, non costava poi così tanto (tre-quattro milioni di lire-buonanime), ma solo con quella ci si faceva ben poco. Per il monitor monocromatico ci volevano altre 700mila lire, se lo volevamo a colori il prezzo si triplicava o quasi (evidentemente costavano un tot a colore primario), ma poi non potevamo certo non avere la memoria di massa... e se ne partivano altri due milioni se ci accontentavamo dei floppy disk o quattro-cinque se eravamo attratti da un capiente hard disk - che all'epoca chiamavamo Winchester, come il fucile! - da ben 10 MB di spazio d'archiviazione.

Vi evito la somma, sto già iniziando a sentirmi male...

Immagine_inlineTre stampantine, ine-ine!

Come direbbero i colti - quale certo non sono - lupus in fabula!

Sullo stesso numero di MC anche la prova di tre stampanti specifiche per il Sinclair Spectrum che, naturalmente, non funzionavano con nessun altro sistema dell'epoca.

Nonostante lo Spectrum non disponga, in versione base, di un'interfaccia Centronics o RS 232 - scriveva Maurizio Bergami - non ci sono grossi problemi per utilizzare una stampante in unione al piccolo computer Sinclair, visto che il mercato abbonda di interfacce esterne che permettono di ovviare a questa lacuna. Il problema, semmai, è di natura economica, dal momento che qualsiasi stampante da 80 colonne costa assai più dello stesso computer e che, quindi, ben pochi hobbisti possono permettersene una.

Di dimensioni estremamente compatte, le tre stampanti utilizzavano rotoli di carta formato... rotolo: due erano termiche la terza, in un certo senso quella meno giocattolosa (la bianca Seikosha), era praticamente una stampante grande in miniatura, con tanto di tecnologia di stampa ad impatto e nastro inchiostrato, come le macchine da scrivere. Tutti termini che oggi fanno sorridere, ma che all'epoca erano sulla bocca di tutti.

Le getto d'inchiostro - non certo a colori! - ancora non c'erano o, se c'erano, erano ben nascoste in qualche laboratorio di ricerca e sviluppo. Lo stesso si poteva dire per le laser che arrivarono di lì a poco grazie al neonato Macintosh, dello stesso anno.

Ma QUANTO si stava meglio quando (non) si stava peggio?!? 👀

AdP


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Progetto a cura di  Andrea de Prisco - AdP

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