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dT n. 21/2026 del 02.07.2026
Cornice stile Ritorno al futuro
   
JUL 02 2026
   

Immagine di apertura

Commodore LCD: storia… di una storia mai nata!

... tra le più affascinanti e malinconiche dell’azienda fondata da Jack Tramiel.

«Il nuovo computer LCD di Commodore è leggero (poco più di 2 kg), delle dimensioni di un blocco note e alimentato a batteria. Non solo: dispone di software integrato e di un modem incorporato. Con 32K di memoria supportata da batteria (così non serve un'unità disco), potete portare tutta la potenza di calcolo di cui avete bisogno sotto un braccio».

Immagine_inlineCon queste righe inizia un interessantissimo articolo, in realtà non molto noto, pubblicato sul numero di marzo/aprile 1985 di Commodore Microcomputers. Fa seguito allo scoppiettante annuncio di poche settimane prima, al Winter CES di Las Vegas dello stesso anno. 

A quei tempi peraltro sembra che la sigla LCD non fosse così ampiamente diffusa, tant’è che fa quasi sorridere la loro precisazione - spero scherzosa, e non ho molti dubbi! - che non stesse per Dieta a Basso contenuto di Colesterolo, ma semplicemente per Display a Cristalli Liquidi.

Buono a sapersi! 😁

Tornando per quanto possibile seri, oggi esistono probabilmente quattro o cinque prototipi al mondo, quasi tutti custoditi gelosamente dagli ex ingegneri Commodore. Uno, peraltro tra quelli meglio conservati, è addirittura allo Smithsonian Institution di Washington.

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Si trattò proprio di un annuncio-bomba: Commodore amplia la sua linea con una nuova tipologia di prodotto, un vero e proprio computer portatile autoalimentato e dotato di schermo a cristalli liquidi che, con uno sforzo di fantasia al limite dell’inverosimile, fu denominato Commodore LCD. Immagine_inlineScelta semplice ma non del tutto casuale: la prima cosa che salta all’occhio è l’assenza di riferimenti a modelli specifici già esistenti. Non è infatti compatibile con gli altri sistemi, essendo un prodotto a sé. Rivoluzionario, per molte ragioni.

Quindi ogni riferimento al precedente e pesantissimo SX-64 è del tutto fuori luogo e va spazzato via senza esitare. Non era una evoluzione di quest’ultimo, nemmeno del modello base o dei successivi, ma una macchina completamente nuova e assai più all'avanguardia. Il primo, infatti, non era altro che un’affrettata reingegnerizzazione in un cabinet a forma di valigia di una scheda C64, un monitor a colori da 5 pollici dalla definizione/visibilità più che discutibile, e dell’immancabile oltreché indispensabile drive 1541 integrato, lentezza inclusa.

Immagine_inlineRoba seria… 

Il salto quantico - i fan del QL mi perdoneranno - era ben evidente al primo sguardo e alla prima lettura sommaria delle caratteristiche tecniche dell’LCD, il vero portatile di casa Commodore… mai nato. O per meglio dire mai prodotto in serie, in quanto il prototipo mostrato al Winter CES dell’85 poteva essere considerato pressoché definitivo.

Pare fosse alimentato da quattro batterie stilo (AA) che, si vocifera, anche se mi sembra un pelino esagerato, garantissero qualche ora di autonomia. Integrava 32 KB di RAM, anche questa autoalimentata (da una batteria separata NiCd) per consentirgli di non perdere dati e programmi caricati quando veniva spento.

Per intenderci, poteva benissimo essere utilizzato senza una memoria di massa, comunque collegabile esternamente all’occorrenza, dal momento che alla successiva accensione era possibile ripartire esattamente da dove avevamo lasciato. Cose che oggi diamo per scontate, ma a quei tempi non lo erano affatto, se non per le calcolatrici programmabili di quegli stessi anni.

Immagine_inlineAltro sull'hardware

La memoria ROM, di base pari a 96 KB, includeva i programmi integrati, l’immancabile linguaggio BASIC, le routine di I/O e un monitor di linguaggio macchina. Non era un BASIC qualunque, né striminzito, ma simile (compatibile? Uhm!) a quello del Plus/4 e del C16, comandi grafici inclusi il che lascia intendere che il display LCD potesse facilmente essere pilotato a livello di pixel.

Solo accesi o spenti, niente livelli di grigio, ma anche questo non era un problema a quei tempi. La risoluzione grafica era di ben 480x128 px, equivalenti a 16 righe per 80 colonne di testo. E anche questo, per quanto possa suonare strano, non erano valori da poco. 

Il processore CMOS a 1 MHz è il Rockwell 65C102, una variante del 65C02 (a sua volta parente stretto del diffusissimo MOS 6502) sviluppata specificatamente per applicazioni embedded e computer portatili, cosa che agevolava ulteriormente l’utilizzo a batterie, prolungandone l’autonomia. 

Immagine_inlineRicca, per non dire di più, la disponibilità di porte I/O. Spaziano dalle immancabili seriale RS-232 e parallela Centronics, alle più specialistiche per lettore di codici a barre, visto che un utilizzo probabile di questa macchina poteva essere nei corridoi dei magazzini, per il check dei prodotti realmente presenti e/o da caricare poi nel DB aziendale.

Naturalmente non mancava una porta seriale standard Commodore grazie alla quale era possibile utilizzare tutte le periferiche dell’universo C64, incluso il già citato drive 1541 e le varie stampanti della serie MPS. Inutile aggiungere che era presente anche un alloggiamento per espandere tanto la RAM quanto la ROM, anche questo praticamente d’obbligo.

Last but not least il Commodore LCD aveva anche un modem integrato, il solito 300 baud di quel periodo, con rispettivi plug telefonici per il collegamento passante, ma non mancava una presa per accoppiatore acustico, potevamo connetterci anche... da una cabina telefonica. Sempre per rimanere in tema di altri tempi, era evidenziato nelle caratteristiche di quest’ultimo la possibilità di funzionare sia a toni che a impulsi. Ovvero tanto con le nuove centrali telefoniche elettroniche (all’epoca ancora rare qui da noi) quanto con quelle elettromeccaniche, ben più datate.

Il software integrato

Sbagliando grossolanamente, si potrebbe pensare a quello deludente preinstallato nel Plus/4 che, ricordiamolo, era comunque un computer per utilizzo esclusivamente domestico.

Peraltro il quattro nel nome era proprio il numero di applicazioni preinstallate: un editor di testi; un foglio di calcolo; una utility per la creazione di grafici partendo da dati di quest’ultimo; un semplice gestore di archivi che definire database mi sembra eccessivo. Infatti si chiamava Filer, nulla di più. Erano quattro applicazioni, ultra semplificate per farle entrare nei 32 KB di ROM previsti, basate originariamente su una suite professionale esistente, della software house californiana e quasi sconosciuta Tri-Micro.

Immagine_inlineNel Commodore LCD le applicazioni preinstallate erano otto, ma il confronto non va certo fatto sul numero delle stesse. Descritte come genuinamente complete e professionali, non erano versioni ridotte di altri software di produttività, come avvenne per il Plus/4.

Ad esempio il word processor poteva giustificare i testi, integrava funzionalità header/footer, oltre a gestire (oggi fanno ridere queste cose) finanche il grassetto, la sottolineatura, il cut & paste con buffer. Addirittura il foglio di calcolo era paragonabile a Multiplan e per certe operazioni risultava più veloce di Lotus 1-2-3 su IBM PC.

E scusate se è poco! (cit.)

La calcolatrice e il blocco note erano richiamabili con un tasto singolo senza interrompere il programma in uso, una sorta di multitasking, quasi una novità a quei tempi. Gli altri software presenti comprendevano un File Manager, una Rubrica, un’Agenda e un Pacchetto telecomunicazioni: una suite per il modem integrato, utilizzabile tramite tasti funzione, per upload e download, con un buffer di acquisizione e la composizione automatica utilizzando i numeri memorizzati nella rubrica del Commodore LCD. 

Ma la vera sorpresa era rappresentata dalla possibilità di utilizzare word processor e foglio di calcolo simultaneamente in split-screen. Il che conferma che non si trattava di due programmi separati che condividevano lo schermo, ma di applicazioni progettate fin dall'inizio per lavorare insieme, con possibilità di passare immediatamente dall'uno all'altro e di scambiare dati tra loro.

Immagine_inlineSmith, lo sveglio della cucciolata

Che in Commodore, specie negli ultimi anni, c'erano persone capaci più di far danni che progressi è risaputo, del resto storia canta!

Ma quello che è successo riguardo al Commodore LCD non ha solo dell'incredibile, sfora quasi nel ridicolo. Per dirla alla Checco Zalone: ma questo... è del mestiere?!? 🤣

Secondo molti il Commodore LCD era un prodotto destinato ad avere successo di vendite, cosa che sembrava fuor di dubbio. Al Winter CES 1985, Jeff Porter riuscì ad accumulare oltre 15.000 preordini, più che sufficienti per soddisfare la soglia di domanda fissata dall'allora CEO Marshall Smith.

Nonostante ciò, dopo una informale conversazione con il CEO di Tandy Radio Shack, che gli disse che non c'era futuro nel mercato dei portatili LCD, Smith cancellò il progetto. La storia ha poi dimostrato che si trattò una menzogna bella e buona, dato che Tandy guadagnò milioni di dollari con i suoi portatili LCD.

Immagine_inlineIl TRS-80 Model 100, per capirci, presente sul mercato dal 1983 con specifiche nettamente inferiori al Commodore LCD (schermo 40×8 contro 80×16, nessun software integrato di livello paragonabile), fu venduto in oltre 6 milioni di unità nel corso della sua vita commerciale. Il che rende la falsa profezia del CEO di Tandy ancor più grottesca.

Ciliegina finale sulla torta, sempre nel 1985, dimostrando una cecità oltre ogni limite, contestualmente alla cancellazione del nuovo portatile venne venduta anche l'intera divisione LCD, ritenendolo un mercato senza futuro. Una divisione non da poco e non da sottovalutare: era l'unica azienda produttrice di pannelli LCD negli USA, costruita da Tramiel negli anni '70 con una visione industriale ben precisa. Venderla fu come buttare via l'argenteria di famiglia per pagare un caffè.

Da non crederci!

AdP

Persone coinvolte
(prima, durante e... dopo!)

Immagine_inlineJack Tramiel - Fondatore e CEO di Commodore fino al gennaio 1984, quando lasciò in seguito a contrasti con il consiglio di amministrazione.
Aveva costruito la strategia di integrazione verticale che includeva MOS Technology e la divisione LCD. La sua uscita aprì la strada al caos gestionale successivo.

Immagine_inlineMarshall Smith - CEO di Commodore dopo Tramiel. Manager finanziario senza visione tecnologica, è il diretto responsabile della assurda cancellazione del Commodore LCD dopo essersi fatto convincere dal CEO di Tandy Radio Shack che non ci fosse futuro nel mercato dei portatili con display a cristalli liquidi.
Decisione che si rivelò così catastroficamente sbagliata, che immagino si nutrisse quotidianamente con pane e volpe!

Immagine_inlineJohn Vinson Roach - Diventato CEO di Tandy nel 1981 e chairman nel 1982, è l'autore dell'incredibile beffa prima citata, ai danni di Marshall Smith... e del mondo commodoriano intero!
Fu uno degli artefici del successo del TRS-80 e dell'intera linea di portatili LCD di Tandy, il che rende ancora più grottesca la sua conversazione con Marshall Smith al Winter CES 85.

Immagine_inlineBil Herd - Lavorò all'architettura iniziale del Commodore LCD, progettando tra l'altro l'MMU (poi non implementata). Fu successivamente spostato al team del C128. È il proprietario di uno dei prototipi sopravvissuti, esposto al Vintage Computer Festival East. Nel corso degli anni ha raccontato molti dettagli del progetto su Hackaday.

Immagine_inlineJeff Porter - Ex Bell Labs e Eastman Kodak, divenne project leader del Commodore LCD dopo il passaggio di Bil Herd al C128. Raccolse oltre 15.000 preordini al Winterc CES 85. 
In seguito guidò lo sviluppo dell'Amiga 500, il prodotto che tenne in vita Commodore per diversi anni. È il proprietario di un secondo prototipo, da cui furono estratti i preziosi dump delle ROM di sistema.

Ian Kirschman - Co-lead, insieme a Jeff Porter, del team hardware del poco fortunato Commodore LCD.

Immagine_inlineTerry Ryan - Aaccreditato anche nello sviluppo del C128, insieme a Fred Bowen e Von Ertwine. Era sicuramente presente allo stand CES 1985, come testimoniato dalla sua foto che lo ritrae insieme a Jeff Porter.

Gábor Lénárt - Sviluppatore dell'emulatore JavaScript del Commodore LCD, disponibile su commodore.ca

Steve Gray - Avviò insieme a Mike Naberezny un progetto di ricostruzione hardware del Commodore LCD utilizzando il chip VDC del C128.

Mike Naberezny - Co-autore del progetto di ricostruzione, ha pubblicato su GitHub un disassembly parziale del KERNAL ROM. Un dettaglio tecnico interessante emerso dal disassembly è che nel KERNAL del prototipo di Bil Herd sono stati trovati ampi frammenti di codice del C128 lasciati lì durante lo sviluppo. Una traccia diretta del fatto che i due progetti condividevano lo stesso team in fasi diverse.

Scott Jones - Collezionista e ricercatore, identificò per primo il prototipo conservato allo Smithsonian e contribuì a varie scoperte documentate su floodgap.com

Video generato da NotebookLM, fornendogli solo il link a questo articolo.


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Progetto a cura di  Andrea de Prisco - AdP

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