Digitando, digitando... (clicca per tornare alla pagina precedente...)

Articolo pubblicato su www.digiTANTO.it - per ulteriori informazioni clicca qui


Digitando, digitando... n. 04/2013 del 04.02.2013 1983!!! :-)

MC n. 16, trent'anni fa! :-)

di Andrea de Prisco

Torniamo a parlare di MC, con il consueto appuntamento trimestrale su queste pagine. Esattamente trent'anni fa, siamo nel lontano febbraio 1983, era in edicola il numero 16. Tre sole immagini in copertina: l'HP 75, il fortunato (e chi se lo scorda...!!!) Vic-Trislot più l'immagine di una sedicente arte pittorica in formato elettronico.

Tutto qui? Beh, direi proprio di no. Anche se non traspare immediatamente dalla copertina, questo numero di MC è forse uno dei più importanti della storia informatica. Tra le news del mese possiamo scorgere nientepopodimeno che l'Apple Lisa e il Personal Computer IBM, entrambi presentati ufficialmente in Italia poche settimane prima.

Due macchine che forse ai più (di oggi...) non diranno nulla, ma che sono i capostipiti della quasi totalità dei computer tuttora in circolazione, ovvero tutti quelli della piattaforma Apple (Mac OS) e Microsoft (Windows). Entrambe vive e vegete nonostante i trent'anni d'età, portati benissimo!

 

Oh, oh: mi è semblato di vedele un... topo! :-)))

 

"È una specie di scatoletta, collegata con un filo all'unità centrale, che viene fatta scorrere su una superficie qualsiasi (tipicamente il tavolo). Sul fondo del topo c'è una sfera che può ruotare in tutte le direzioni producendo un movimento corrispondente del cursore sullo schermo. Sempre sul topo c'è un pulsante, il pulsante di selezione".

Sfogliando MC n. 16, guarda caso proprio a pagina 16, compare uno strano computer dalle sembianze "umane" (inteso come non disumane, come spesso erano i PC di allora). E' l'Apple Lisa, il capostipite di tutti i Mac, il vero e proprio primo computer destinato a cambiare PER SEMPRE l'informatica personale che, a quei tempi, non aveva ancora una sua dimensione specifica.

Due i punti chiavi destinati a rappresentare la svolta: uno schermo totalmente grafico - nonostante la risoluzione da telefonino economico di oggi! - basato su icone e finestre e un'appendice a forma di topo che da lì in avanti miliardi d'esseri umani in tutto il mondo - e non solo nei paesi di lingua anglosassone - avrebbero chiamato semplicemente mouse.

Ma torniamo a MC n. 16 e a quella descrizione del sistema che nessuno a quei tempi - probabilmente nemmeno in Apple stessa - avrebbe osato pensare che da lì a trent'anni (e sicuramente per altri decenni a venire) avremmo continuato ad usare i computer in quello specifico modo:

"Sul video appare la nostra scrivania o il nostro ufficio, con le cartelline, gli archivi, i cassetti, il cestino della spazzatura, la stampante del computer e cosi via, tutto rappresentato con intuitivi simboli grafici. Per archiviare un documento lo "prendiamo" con il topo spostando il cursore sul cestello della corrispondenza da smistare e premendo il pulsante, lo riponiamo nell'archivio di competenza sempre usando topo e pulsante. Non serve più? Dal cestello o dall'archivio, indirizziamo il nostro topolino sul cestino della spazzatura, premiamo il pulsante e il documento viene distrutto. Naturalmente non tutto si fa col topo: per introdurre i dati, i nomi dei documenti eccetera c'è la tastiera ... In pratica, la simulazione degli oggetti sullo schermo e la selezione tramite il topo costituisce una specie di menu, estremamente complesso ma molto facile e immediato da gestire."

E così sia! :-)))

 

D'altro canto...

 

 Anni luce dietro, tecnologicamente parlando, in quelle stesse settimane faceva capolino un altro computer destinato a cambiare la storia informatica. Si tratta dell'IBM Personal Computer, il capostipite di tutti i computer Windows Architecture, anche se all'epoca Windows stesso non era ancora stato inventato.

Già, a quei tempi i computer disumani si comandavano esclusivamente per iscritto, ovvero digitando i comandi da tastiera e ricevendone l'output, spesso non grafico (quindi ancora "per iscritto") su antichi monitor a fosfori verdi, visto che il colore nell'informatica professionale era ancora poco diffuso.

Ma l'IBM Personal Computer fu soprattutto la fortuna di un certo Bill Gates, all'epoca già noto ma certamente non stra-miliardario: il sistema operativo che Big Blue decise di utilizzare per la sua creatura fu commissionato proprio alla Microsoft.

Queste le caratteristiche, cito testualmente,  fondamentali della macchina: "Il personal computer IBM usa un microprocessore 8088 della Intel, un 16bit con bus a 8 bit. La memoria RAM è di 64 K byte nella configurazione base, ma può essere espansa a mezzo megabyte. A questo proposito, è stato ricordato - nel corso della conferenza stampa, ndadp - che si tratta di una capacità doppia di quella di un 360/50, il più grande elaboratore IBM della fine degli anni '60, circa 200 volte più grosso e pesante e cento volte più costoso (effetto della svalutazione a parte). La tastiera è collegata all'unità centrale (che contiene i minifloppy) da un cavo a spirale lungo quasi 2 metri, è alta solo 5 centimetri e comprende 83 tasti tutti con repeat automatico, più tastierino numerico e 10 tasti funzione. Il video è monocromatico, antiriflesso a fosfori verdi; si può scegliere (da software) fra 40 e 80 colonne (25 righe) e grafica 320 x 200 o 640 x 400 punti".

Tombola!!!

 

Vic-Trislot, mi consenta! :-)))

 

Viceversa... il piccolo uovo di Colombo mostrato qui a lato è tutta (modestissima... :-) farina del mio sacco, a quei tempi giovane collaboratore esterno di MCmicrocomputer.

Si trattava di una sorta di (ancorché banalissima) "spina tripla" per Vic-20, grazie alla quale era possibile collegare contemporaneamente fino a tre cartucce d'espansione per questo fortunatissimo home computer (a quei tempi li chiamavano così i "piccolini") della Commodore.

Esisteva, in realtà, anche un accrocco originale della casa madre per la medesima funzione, ma costava un botto ed aveva le dimensioni di una piccola cassapanca in cui incastonare il malcapitato Vic-20 e i vari add-on.

Nell'articolo in questione, pubblicato a pagina 41 di MC n. 16, in realtà venivano proposte tre distinte soluzioni per collegare contemporaneamente più espansioni, ma quella certamente più "raffinata" era senza dubbio questa dell'adattatore esterno, visibile in foto, e proposto anche come kit per i lettori da acquistare presso la redazione.

NB: non ho ricevuto royalties sulle vendite, né so quanti ne abbiamo piazzato ai tanti lettori che l'hanno richiesto. Azz!

Una curiosità, per finire: quello mostrato nell'articolo era il mio personale prototipo e i due piedini neri quadrati che si intravedono posteriormente erano ricavati da due elementi del cubo di Rubic, altra passione del sottoscritto all'epoca poco più che ventenne.

 

 

L'editoriale di MC n. 16

telematica popolare

Dal matrimonio delle telecomunicazioni con l'informatica nacque, molti anni orsono, la telematica. Il collegamento su linea telefonica o ponte radio con i grandi centri di elaborazione e le grandi "basi" di dati per mezzo di terminali (con o senza l'intermediazione di "concentratori" locali) è di uso corrente, nella "grande informatica", da quasi venti anni.

Per lungo tempo non seppe di chiamarsi così: il termine" telematica" ha cominciato a divenire popolare in seguito alla rivoluzione del computer a basso costo. Portando nelle case e negli uffici sistemi di elaborazione dati che solo pochi anni prima erano appannaggio esclusivo delle grandi società, l'informatica a basso costo ha allargato a dismisura il numero di potenziali utenti delle grandi banche dati.

In America la richiesta popolare di telematica ha sortito immediatamente i suoi effetti: al di fuori dell'orario di ufficio (dalle 6 del pomeriggio alle sette della mattina e durante il weekend) alcune delle maggiori reti dati offrono i propri servizi a prezzi stracciati alla portata di qualsiasi appassionato dotato di un personal computer con software per telecomunicazioni e modem (anche acustico).
L'Italia, a leggere i quotidiani, sembra essere la patria della telematica.
A leggerli meglio nasce invece il sospetto che lo sforzo comune di ministeri, Sip, Italtel e Zanussi etc., etc., non' sia tanto teso all'offerta di un servizio telematico nazionale cui collegarsi con il proprio computer, quanto a piazzare nei nostri uffici e (se possibile) nelle nostre case, il Videotel, evoluzione verso l'alto (ma a pagamento) di quel videotext che nel suo paese di origine (la Gran Bretagna) viene offerto gratuitamente agli utenti televisivi.

Anche in Gran Bretagna esiste, è vero, il servizio a pagamento corrispondente al Videotel: si chiama Prestel. C'è però una grossa differenza: mentre in Italia si punta sul terminale Videotel (Italtel) o sul televisore adattato (Zanussi) (attualmente affittato dalla Sip, a prezzi per la verità stracciati, ai volenterosi utenti della fase sperimentale) in Gran Bretagna ci si può collegare alla rete Prestel con il proprio personal computer attraverso un adattatore del costo di 400.000 lire circa. C'è di meglio: la rete Prestel sta promuovendo un servizio dedicato espressamente agli utenti di personal computer, il Telesoftware. L'utente di personal computer collegato alla rete Prestel potrà accedere ad una banca programmi che saranno ceduti a prezzi popolari: tra le 2 e le 5 sterline l'uno! E in Italia, cosa prevedono per l'utente personal i pianificatori della nostra telematica?

Nel frattempo si muove qualche società privata: è recentissima la notizia che la Società Sanmarinese Telecomunicazioni offre (servendosi della Datamont, rete dati privata della Montedison) un servizio di posta elettronica e mailbox denominato Informark. Costa 17.000 lire l'ora più 400.000 lire una tantum. Un prezzo accessibilissimo per la piccola utenza commerciale, un po' troppo alto per il privato. Ma da cosa nasce cosa e noi non possiamo farci scappare l'occasione per auspicare che anche in Italia si possa arrivare, in tempi brevissimi, alla telematica popolare a basso costo già sperimentata con successo negli Stati Uniti.

Paolo Nut¡

 

 

 

:-)

 


Vuoi commentare l'articolo? Scrivi il tuo messaggio e clicca su Invia. Ricordati di specificare il mittente... ovviamente se vuoi! :-)


      Inserisci il tuo commento:

 

Nome e Cognome:     Indirizzo e-mail:

Facoltativo: Autorizzo la pubblicazione del messaggio sul sito www.digiTANTO.it
NB: nel rispetto della privacy NON verrà riportato sul sito né il cognome né l'indirizzo e-mail del mittente!


 

Da: Mauro S.


Ciao Andrea,
se non sbaglio (ma sono abbastanza sicuro), nel 1983 venne presentata la versione con hard disk del PC IBM (mi pare che si chiamasse PC XT). Quello con il floppy (da 160KB ..) venne presentata nel lontano 1981 (almeno negli USA). Ah, bei tempi ..
Mauro
PS: ebbi la possibilità di vedere sia Lisa che il primo Mac nel 1984 proprio a Pisa (dove ero studente del ITIS) alla veneranda età di 16 anni: è proprio il caso di dire "sweet sixteen"...

Risposta: In Italia arrivò nell'83 la versione Floppy Disk, almeno secondo quanto riportato da MC! :-)


Articolo pubblicato su www.digiTANTO.it - per ulteriori informazioni clicca qui