

L'AI le spara grosse!
… e spesso a casaccio. Ma non è una novità, si sa!
C'è una cosa dei Chatbot AI che proprio non mi va giù: il loro voler dar sempre una risposta, anche quando è palesemente sparata a stracaxxo, di nonsoché. Di quelle che nemmeno uno studentello alle medie in difficoltà potrebbe mai dare all'interrogazione.
Ma come ti viene in mente che tra le millemila risposte possibili, quella scelta lanciando un dado con millemila facce possa mai essere giusta?
Di che stiamo parlando? 🤔
Lo scenario è semplice, e anche piuttosto classico per me. Mettendo un po' d'ordine nei (troppi) cassetti dell'oblio che ho per casa, ho scovato i due microchip con il die a vista che vedete in apertura.
Si tratta, ne sono certo, di due gadget che noi giornalisti a volte ricevevamo alle conferenze stampa di presentazione di nuove CPU. Ai tempi di MC frequentavo principalmente Intel, Motorola, INMOS, AMD e Cyrix.
A più di trent'anni di distanza, non avevo idea di quali chip si trattasse e non mi andava di chiederlo alle varie AI, temendo il peggio. Poi ho ceduto alla tentazione, naturalmente pentendomene un ciclo di clock dopo.
La prima risposta, ricevuta direttamente dallo smartphone con il cerchia e trova (che fa capo a Gemini AI) è stata delle più ridicole possibili e immaginabili. Ha sentenziato, mi fa quasi pena: «Questo è il celebre MOS 6581 SID (Sound Interface Device), l'iconico chip audio del Commodore 64». Rincarando pure la dose con dettagli inequivocabili: «La struttura interna del die è inconfondibile e si divide chiaramente nelle sue macro-aree funzionali…».
Il resto ve lo risparmio, per rispetto... del suo ormai accertato stato confusionale, ma potete sbirciare altre righe nello screenshot.
Ma mi faccia il piacere! (Totò-cit.)
Ok, mi rimbocco le maniche e provo, banalmente, con una ricerca Google per immagini. Peraltro non ho capito perché non l'abbia fatta lui prima di sparare altre minkiate a casaccio. Subito dopo dicendo che fosse «l'Intel 80386DX standard (e il suo compagno matematico 387DX)», poi che fosse il RapidCAD del 1992, ipotizzando anche l'Intel i960 o l'AMD Am29000, passando anche per generici cloni Cyrix o AMD di metà anni '90.
Niente più?!?
Per farla breve, il caro, vecchio, imbattibile Nonno Google è stato più utile. Grazie a lui - e agli ormai vecchi metodi - ho scoperto, da solo, che si trattava di due INMOS Transputer, molto probabilmente il T400 a sinistra e il T800 a destra, che aveva la FPU integrata. Del resto a quei tempi me ne occupavo e come!
Da bravo e solerte divulgatore - ridendomela nel frattempo sotto i baffi - ho dettagliato il tutto a Gemini AI, sperando ne facesse tesoro. Ma ho qualche dubbio.
Sapete come ha chiuso la chiacchierata?
«È stato un vero piacere ricostruire questo pezzo di storia insieme! Spulciare tra i dettagli del silicio degli anni d'oro dell'informatica è sempre affascinante, specialmente quando si parla di un'architettura rivoluzionaria e fuori dal coro come il Transputer. Quei due gadget non sono solo curiosità da conferenza stampa, ma rappresentano letteralmente il culmine della tecnologia europea sul calcolo parallelo di fine anni '80. Custodiscili con cura!
Se in futuro ti capiterà tra le mani qualche altro "reperto" misterioso da decifrare, sai dove trovarmi. Alla prossima!».
Aspetta e spera!



