Digitando, digitando... (clicca per tornare alla pagina precedente...)

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Digitando, digitando... n. 50/2010 del 13.12.2010

Con la testa tra le nuvole... :-)

di Andrea de Prisco

Stringi stringi, è tutta questione di larghezza. Di banda, naturalmente. Poi anche di affidabilità/continuità della stessa, ma questo potrebbe essere anche il problema più facilmente risolvibile, tramite ridondanza utilizzando diversi canali.

Sto parlando, per intenderci, della rivoluzione informatica prossima ventura, ovvero del cosiddetto Cloud Computing. C'è poco da fare, prima o poi finiremo tutti lì dentro... con la testa Clicca per ingrandire...tra le nuvole. Come se non lo fossimo già abbastanza, "a prescindere", così come siamo combinati di questi tempi! :-)

Quel che prima o poi succederà (ormai è scritto nel nostro destino...) è un sempre più limitato uso in locale delle nostre risorse, in favore dell'utilizzo delle stesse in modalità remota/condivisa. Risorse che, a quanto pare, non riguardano ormai solo i dati - semplicemente parcheggiati da qualche parte lontano da noi, ma per questo ovunque accessibili - ma anche le applicazioni principali e finanche il sistema operativo stesso, come "minaccia" Google...

A pensarci bene, il fenomeno (futuro) del Cloud Computing non è altro che un ritorno alle origini, all'era "pre-personal computer".

Lo strumento utilizzato per accedere alla nostra sfera informatica non sarà più un computer come siamo stati abituati a considerarlo da un trentennio a questa parte, ma solo uno stupido terminale collegato a qualcosa di ben più potente e - mi si passi il termine... - intelligente.

Trenta e più anni fa avveniva questo tra unità centrale e terminali, tutti sistemati nello stesso edificio o comunque a breve distanza gli uni (qualche decina) dall'altro (uno). Nel futuro assai prossimo del Cloud Computing lo scenario sarà certamente diverso (i "client" potranno stare in qualsiasi parte del globo) e non è detto che sia noto agli utenti dove sarà fisicamente presente il "computerone centrale" al quale saremo connessi. Che, chiaramente, non sarà nemmeno "uno" in senso stretto.

Clicca per ingrandire...Il primo piccolo passettino verso il Cloud Computing, a ben guardare, è stato fatto almeno una decina di anni fa, quando cominciavano a diffondersi le cosiddette webmail. Per consultare la posta elettronica, e anche per spedire messaggi, cominciava a non essere più indispensabile installare sul proprio computer un "programma di posta elettronica", ma la stessa funzionalità (quantomeno nell'essenza) poteva essere "sbrigata" direttamente online, semplicemente connettendosi a un servizio Web.

Ci si sentiva un po' sfigati a operare in questo modo, ma in realtà i vantaggi reali, poi, erano sotto gli occhi di tutti. Con un accesso qualsiasi al Web (da casa degli amici, all'Internet Point, o da una qualsiasi postazione dell'ufficio del nostro cliente) potevamo recuperare qualsiasi messaggio inviato o ricevuto, nei limiti "solo" della capienza stessa della webmail. Problema, quest'ultimo, che con l'arrivo di Gmail nel 2004, è stato definitivamente (anch'esso) archiviato.

Clicca per ingrandire...Naturalmente, a seguire, passi verso il Cloud Computing ne sono stati fatti tanti altri. Dalle applicazioni (sempre Web) in grado di raccogliere e catalogare le nostre immagini digitali a quelle per gestire i nostri contatti e la nostra agenda appuntamenti, per finire (e non poteva non finire così) a quelle per trattare documenti "tipo Word" e tabelle "tipo Excel". Al punto che - e anche questo era prevedibile - la stessa Microsoft ha iniziato a guardare con attenzione al fenomeno, proponendo anch'essa - gratuitamente & per tutti! - le proprie soluzioni "on the Web".

Inoltre, tanto per rimarcare la "centralità del Web" in tutti i luoghi e in tutti i laghi :-))) già si parla anche di Cloud Printing, ovvero della possibilità di utilizzare tramite Internet direttamente le stampanti, senza nemmeno che queste debbano essere (prima) collegate al computer. Esattamente come avviene da tempo per le stampanti di rete (dotate di porta ethernet o di connessione wifi) solo che in questo caso la "r" di "rete" è da riscrivere in maiuscolo (Rete) intendendo con questa il World Wide Web.

E' ovvio che in tutto questo c'è chi teme (urlandolo...) che si tratti dell'ennesimo attacco alla nostra privacy, immaginando chissà quale secondo fine dietro la gestione remota dei nostri file, delle nostre applicazioni e, finanche, delle nostre stampe.

Non manca, per finire, il "passo successivo", quello per così dire definitivo. Google è già al lavoro da molti mesi alla massima espressione del Cloud Computing e proprio la scorsa settimana ha rilasciato a un (non troppo) ristretto numero di sperimentatori il proprio sistema operativo Web-based: Chrome OS.

Caratterizzato da un approccio incentrato sulle applicazioni, come succede per gli smartphone (App Store compreso!), utilizza il browser Chrome come interfaccia utente e si appoggia su un kernel Linux ridotto all'osso.

Non sarà, come ipotizzato inizialmente, vincolato alla rigida connessione ad Internet per poter funzionare, in quanto molte delle applicazioni scaricate e installate, potranno funzionare anche in modalità offline. Nonostante questo, dovrebbero far parte delle "specifiche minime" la doppia connettività wifi+3G, in modo da ridurre significativamente le probabilità di rimanere disconnessi.

Ovviamente banda permettendo, se saremo così in tanti a cantare...

 

:-)

 


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Da: Francesco P.

Già oggi ci sono sistemi come Dropbox che gratuitamente consentono di avere i dati sempre disponibili ovunque e allo stesso tempo sincornizzati e duplicati sui propri computer. E poi sto usando TODO online per gli appuntamenti, si sincronizza su internet, fra iphone, ipad, mac... comodo davvero.
Ovviamente i dati davvero importanti me li tengo sull'hard disk e copia solo in locale.

Francesco

 

Risposta: La rivoluzione, quando sarà, è che terremo in locale solo le "cavolate" (lista spesa, giochini "aspetta metro", ecc.) e, tra le nuvole, le cose importanti. Messaggi e foto ;-) dell'amante, comprese!

AdP


 

Da: Alessio D.

non è un ritorno al passato...ma un tragico futuro...
i mainframe erano generalmente strutture locali in cui al CED centrale si collegavano i terminali degli utenti...pertanto i dati aziendali restavano all'interno dell'azienda, cosi' come il lavoro dei dipendenti sui terminali...
oggi invece il lavoro viene per cosi' dire esternalizzato verso un'altra azienda di servizi e di fatto non si sa realmente in quale parte del mondo questi dati siano di sponibili....a parte le ovvie questioni di privacy....ma la stessa funzionalità necessaria a lavorare crea una dipendenza esterna pressochè totale...
pertanto il cloud computing è un modo per trasformare l'utilizzo dei sistemi informatici in servizi...al pari di quelli offerti dagli operatori telefonici...e come tali si ha come risultato finale l'azzeramento della privacy e la totale dipendenza dal canone mensile....che tutti paghiamo per comunicare....
non bisogna permetterlo in alcun modo ed in alcuna forma...avere un sistema di gestione delle informazioni locale è quanto di piu' libero ci sia stato negli ultimi 30 anni e questo grazie al personal computer....tornare indietro significa regredire....e trasformare una macchina straordianria come il pc in un terminale telefonico...
la stessa internet comincerebbe a cambiare radicalmente con tali sistemi....
 


 

Da: Aldo C.


Curioso leggere come coloro che 30 anni fa accusavano la società di non aprirsi alla novità (informatica), adesso tuonino anatemi e diffondano vaticini di sventura sull'avanzare del Cloud.
L'avvento del computer e della raccolta su vasta scala di informazioni è da sempre stato l'evento che molti hanno indicato come la "morte della privacy".
Negli anni '70 non si sentiva la necessità di normative così stringenti ed articolate che proteggessero le informazioni che ci riguardano. Perché? Allora, forse, il problema della privacy e della libertà non è legata all'avvento del Cloud.
I problemi che nascondo dalla delocalizzazione delle informazioni richiederanno nuovi equilibri e nuove normative, tutto qui. I vantaggi, invece, in prospettiva sono immensi.
Quando le reti di comunicazione lo permetteranno, anche la potenza elaborativa sarà delocalizzata. E così, quando mi servirà possedere un supercomputer per una qualunque attività, mi basterà rivolgermi ad uno dei tanti servizi, pagare un piccolo canone, ed avere tutta la potenza che mi serve solo quando mi serve.
Il modello basato sul personal computer è destinato a scomparire rapidamente e, a ben pensarci, non poteva che finire così.

 


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