

Alexa, scansati! (proprio)
Non so quanti hanno avuto il piacere, l'emozione, di vedere, usare (e sentire) l'oggetto in foto. Una vera e propria magia del passato!
Si tratta dello Zenith Space Command, di Robert Adler, inventore austriaco naturalizzato americano, titolare di numerosi brevetti. Per quanto possa sembrare incredibile, era un telecomando meccanico a corredo di alcuni televisori di fascia alta della stessa marca… a fine anni cinquanta e per tutti gli anni sessanta (nonché primi anni settanta, fino all'avvento di quelli a raggi infrarossi).
Non necessitava di pile e offriva pochissime funzioni: cambiare canale, alzare o abbassare il volume e poco altro (ma ti consentiva di farlo spaparanzati in poltrona, il che non era poco!).
Comunicava a ultrasuoni
Generati da martelletti azionati dai pulsanti che colpivano apposite barre metalliche presenti al suo interno. Avevano lunghezza calibrata al millimetro, anche meno, diversa per ogni tasto, cosa che consentiva di generare ultrasuoni alla giusta frequenza, quanto basta per farsi capire dal televisore. A sua volta dotato di apposito microfono, tarato sulle stesse altissime frequenze, e di alcuni servomeccanismi attuatori.
Ad esempio per alzare o abbassare il volume a ogni “clack” del telecomando, un apposito motorino elettrico provvedeva a ruotare fisicamente la manopola dell'audio, che potevamo ammirare nel suo magico movimento. Idem per il cambio canale, mentre per accensione e spegnimento poteva bastare un semplice relè.
Di elettronica discreta poco o nulla
A quei tempi andavano di moda nei televisori le valvole, o tubi a vuoto che dir si vogliano. Tornando al telecomando è interessante segnalare che il clack metallico udibile alla pressione dei tasti era un sottoprodotto meccanico dell'urto martelletto-bacchetta, ovvero si trattava di una vibrazione compresa nel nostro spettro uditivo, non coinvolta nella comunicazione.
Premere quei tasti richiedeva un po' di forza. Non erano pulsanti docili come quelli dei telecomandi moderni, ma vere e proprie leve che dovevano caricare una molla per poi rilasciare il martelletto. Si trattava di un gesto molto "fisico", in tutti i sensi.
Quello che serviva al televisore
Non era il clack udibile, ma la vibrazione ultrasonica prodotta dalle barre metalliche, che viaggiava a una frequenza molto più alta, solitamente tra i 38 e i 41 kHz, ovvero fuori dallo spettro uditivo. Infine, trattandosi di un sistema basato su suoni non era né poteva essere perfetto: il televisore poteva letteralmente capire fischi per fiaschi in alcuni casi.
Ad esempio, scuotendo un mazzo di chiavi ma anche se un cane abbaiava con la tonalità giusta, il televisore poteva cambiare canale improvvisamente o spegnersi. Per quanto fosse una soluzione tecnologica avanzata per l'epoca, non era priva di difetti.
Ma quelli erano, appunto, altri tempi.



