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dT n. 7/2026 del 26.03.2026
Cornice stile Ritorno al futuro
   
JAN 10 1985
   

Immagine di apertura

MC n. 37, del gennaio 1985

Un numero abbastanza ricco, non solo di news, recensioni, articoli didattici più o meno tosti, ma anche o soprattutto di spunti di riflessione.

A cominciare da quella macchina da/per scrivere in alto a sinistra in copertina che quasi sembra chiedere, lei stessa, timidamente: scusate, ma che ci faccio io qui?

Me lo sono chiesto anche io, di primo acchito, appena rispolverato dalla libreria alle mie spalle il fascicolo in questione. Poi mi sono ricordato che non stava lì per caso: disponeva di una bella interfaccia computer ovvero poteva anche essere utilizzata come normalissima stampante a margherita. Ma anche, specie per i nostalgici, come una normalissima macchina per scrivere, tipica dei decenni addietro.

Ma procediamo con ordine...

Altair: già, tutto ebbe inizio da lì

Oserei definire quasi commovente l'editoriale di Nuti pubblicato sul n. 37 di MC. Immagine_inlineIn un paio abbondanti di cartelle (l'unità di misura degli articoli, tuttora oggi in uso nelle redazioni più... tradizionali) c'è praticamente la storia pregressa dell'informatica personale, da quando ancora non si chiamava così ai giorni loro. Partendo dall'Altair, questo sconosciuto, del 1975 per finire in bellezza con il Commodore 64, praticamente il re degli home computer, all'epoca li chiamavamo così.

Il primo microcomputer alla portata di hobbista di cui ebbi notizia - scriveva Nuti nel'85 - fu l'Altair, il cui progetto apparve sul numero di gennaio 1975 di Popular Electronics. E, se è vero che prima di fallire la MITS vendette diverse migliaia di Altair, molte decine di migliaia furono probabilmente le persone che, come me, sognarono di poterne acquistare uno. Con i suoi 256 byte di memoria centrale, l'Altair poteva essere utilizzato, al momento della sua nascita, solo per qualche esercizio di programmazione in linguaggio macchina.

Naturalmente io, nel '75, informaticamente parlando, ancora non c'ero. Ero poco più che adolescente (13 anni appena) ed ero sì attratto dalle novità tecnologiche dell'epoca, che però difficilmente potevano andare oltre le primissime calcolatrici elettroniche sedicenti tascabili e, forse, i primi orologi digitali di nome e di fatto: con le belle cifre a led rossi, avidissime di energia.

Nel 1979 - prosegue Nuti - la svolta definitiva: nascono il Visicalc e Wordstar. La metamorfosi è completa: corredato di word processor e di foglio elettronico il microcomputer diventa personal e può aspirare ad entrare negli uffici. Contemporaneamente vede la luce l'home computer: il TI-99/4A è del '79, del 1980 lo ZX-81. Il resto è storia dei nostri giorni: nel 1981 nascono il Vic 20 e il PC IBM, nell'82 il Commodore 64. Il personal computer è irreversibilmente inserito nella vita di tutti i giorni. Idem l'home computer che, in attesa di diventare abbastanza grosso e sofisticato da potersi rendere realmente utile nelle applicazioni domestiche, si è assunto l'encomiabile onere di provvedere alla alfabetizzazione informatica di massa.

Il telefono elettronico: ommamma!!! 😁

Correva, neonato, l'anno 1985: questo non dimentichiamocelo. Però a leggere la prima - la PRIMA!!! - News pubblicata su quel numero di MC si fatica a credere, oggi, che non si tratti di una burla.

Immagine_inlineUn utile progetto hard-soft basato sul Commodore 64 è stato brevettato dalla casa lariana Como Computers. Si tratta di un combinatore telefonico gestito da software: il programma gestisce un indirizzario elettronico con 700 nominativi, per ognuno dei quali è possibile l'inserimento, la variazione, gli aggiornamenti e gli annulli, oltre ad un certo numero di indicazioni specifiche. La maggiore novità - tenetevi forte! - è però un'altra: la ricerca alfabetica, anche parziale, dei nominativi memorizzati, nella composizione automatica dei numeri telefonici (compresi prefissi e numeri interni) e della loro messa in attesa in caso di occupato. Durante la telefonata vengono inoltre visualizzate la data, l'ora e la durata della telefonata. L'ultima voce è il ripristino archivi, in modo che nessuna informazione, anche a computer spento, possa andar perduta. Vastissimi i campi di applicazione: dalla casa all'ufficio, dal professionista all'azienda, tutti possono trarre vantaggio dal telefono elettronico.

Gulp!!!

La programmazione umanizzata

Questa mi mancava, non si finisce mai di imparare! Anche sfogliando una rivista di decenni fa. Copio e incollo, dalla rubrica recensione libri di MC n. 37:

Immagine_inlinePer programmazione umanizzata si intende il fatto che il programmatore, nella stesura di programmi destinati a utenti inesperti, deve risolvere il problema del dialogo tra la macchina e l'utente nel modo meno traumatico per tutti e due. L'utente non si deve mai trovare nelle condizioni di non sapere cosa fare, di dover cercare comandi astrusi sul manuale o di ricordare a memoria il nome di tutti i suoi file perché il computer vuole il nome esatto e non si schioda finché non gli viene comunicato. Il computer, da parte sua, deve poter accettare qualsiasi input da tastiera senza mai 'offendersi' e cercando anzi di aiutare l'utente meno esperto nella stesura della sua richiesta.

Iniziava ad essere chiaro, già a quei tempi, che il computer doveva presto finire nelle mani dei non esperti, come di fatto poi è avvenuto. Forse non ce lo ricordiamo più, ma negli anni '80 - in particolar modo nella prima metà -utilizzare un PC non era certo alla portata di tutti. Il Macintosh era disponibile da poco più di un anno, e con esso la sua interfaccia utente grafica e comandabile a gesti (mouse), ma il costo proibitivo ne limitava comunque l'utilizzo al solo ambito professionale. Era evidente che prima o poi lo scenario si sarebbe totalmente capovolto: computer per tutti, ma soprattutto a tutti. E così è stato, forse anche troppo: a volte i computer (e quel che ne consegue lato Internet) sembrano essere più esperti dell'utente, tant'è che è facile farli fessi con una mail, un link cliccato incautamente che ci porta dritti dritti in una pagina web dal codice quanto mai malevolo. Ma tant'è...

Quattro computer in prova

Nel fascicolo di MC del gennaio 1985 troviamo in prova ben quattro computer, appartenenti ad altrettante distinte categorie presenti all'epoca. Il primo, in ordine di sfoglio, appartenente alla categoria sistema proprietario, è lo Spectrum Plus della Sinclair, nient'altro che un restyling del modello originario, quello senza plus.

Immagine_inlineMa in cosa consisteva il di più nel modello nuovo?

Non si tratta - scriveva Bergami - di un computer nuovo, tutt'altro: le caratteristiche hardware e software sono le stesse dello Spectrum normale, col quale il plus è totalmente compatibile, e per esse rimane valida la prova completa pubblicata sul numero 20. Cosa cambia allora? Basta guardarlo per rendersene conto: niente più tastini in gomma, finalmente uno Spectrum con una tastiera vera (quasi)!

La cassetta audio visibile nella foto di apertura dell'articolo era un altro segno dei tempi. Non c'erano le chiavette e nemmeno le porte USB, mentre gli hard disk (quando erano grossi, da 10 o 20 megabyte!) esistevano solo nei computer professionali e anche i floppy disk, quando c'erano, erano roba da ricchi. Programmi e dati si salvavano su normali audiocassette spesso con normali registratori collegati tramite pin jack microfono/cuffia ad analoga porta disponibile sull'home computer. E così a volte passavano anche 10-15 minuti, a dite incrociate, per trasferire un programma dal nastro alla memoria, nella speranza di non dover ripetere l'operazione più volte, tra un'imprecazione e l'altra. Ne so qualcosa io e il mio confessore dell'epoca... 😮

Immagine_inlineIl secondo computer in prova, appartenente alla categoria Compatibili MSX (primo e in realtà unico, o quasi, tentativo di proporre uno standard per i computer cosiddetti domestici) è lo Spectravideo SVI 728.

Spectravideo - scriveva ancora Bergami - è un nome abbastanza nuovo per il mondo della microinformatica, ma si è subito guadagnato l'attenzione sia del pubblico che degli addetti ai lavori per aver dato origine ad una novità che promette di provocare una vera e propria rivoluzione nel settore: lo standard MSX. (...) Il nuovo modello, siglato 728, ad una prima occhiata sembra praticamente identico al predecessore. Uno sguardo meno casuale, tuttavia, mette subito in evidenza un particolare rivelatore: in alto a sinistra la scritta MSX annuncia la fatidica appartenenza allo standard.

Basato, come tutti gli MSX, sul processore Z80 più due chip specifici per l'audio e il video, disponeva di 64 KB di memoria suddivisi in quattro blocchi da 16 K l'uno. Le porte a disposizione per il mondo esterno riguardavano un'interfaccia stampante, due prese per i joystick, quella per il floppy disk, per il registratore a cassette e l'immancabile (negli home computer) uscita per il televisore che, a quei tempi, era nella quasi totalità dei casi il monitor che non avremmo dovuto necessariamente comprare.

Immagine_inlineTerzo computer in prova, questo stranissimo Canon X-07, addirittura dotato di accoppiatore ottico. Appartiene alla categoria HHC, Hand Held Computer, ovvero da tenere in mano, e della quale (categoria) abbiamo visto varie reinterpretazioni nei decenni a seguire.

Per rendere l'idea - scriveva Marzocca - sulle dimensioni esterne del Canon X-07, possiamo dire che il computer può essere comodamente impiegato sorreggendolo con una mano ed immettendo i dati con l'altra. L'involucro dell'X-07 è realizzato con una robusta plastica rigida grigio-chiara, ed il pannello anteriore può essere suddiviso in tre zone principali: tastiera, tasti-funzione, display e tasti cursore. La tastiera è sufficientemente estesa da permettere un facile inserimento dei dati: ogni tasto dispone di una superficie di circa un centimetro quadrato, ad esclusione dei tasti SHIFT, RETURN e della barra spaziatrice i quali, essendo di uso più frequente, sono stati realizzati più grandi. Tutta la tastiera è sottoposta all'effetto dei tasti SHIFT e GRPH, mentre il tasto NUM permette di creare un tastierino numerico standard all'interno della tastiera ASCII.

Ma era certamente l'accoppiatore ottico la caratteristica più particolare di questo arnese. Funzionava a raggi infrarossi e permetteva di mettere in comunicazione due X-07 oppure, grazie a un adattatore, lo stesso con qualsiasi altro dispositivo dotato di porta standard RS-232. La portata è di ben cinque metri, ma vista la natura dei raggi gli stessi (metri) potevano anche essere percorsi di sponda, puntando il trasmettitore verso una parete o un soffitto.

Cito testualmente: sfruttando il rimbalzo dell'onda ottica. Sublime! 🤔

Immagine_inlineIl quarto ed ultimo computer in prova su MC n. 37, il Siprel Personal Kid 6400, appartiene alla categoria cloni. Ma non era un clone IBM, ma di un ben più raro compatibile Apple. Ovviamente non stiamo parlando di Macintosh ma di un clone dell'Apple II che potremmo definire davvero il padre di tutti i personal computer. Progenitore, a mio parere, finanche dell'IBM Personal Computer che ha dato il via, in un certo senso, al mondo Windows tutt'altro che estinto o in via di estinzione.

Nato nella primavera dell'83 - scriveva Di Dio - come piastra Apple compatibile a basso costo con cui si poteva iniziare la costruzione di un home computer, il Kid è cresciuto via via nelle prestazioni fino a diventare oggi un vero e proprio posto di lavoro per l'office automation. Dotato di un Hard Disk Winchester da 10 Mbyte, di un floppy da 640 Kbyte più uno da 143 K, con tastiera separata, tastierino numerico e tasti funzione, supporta vari sistemi operativi tra cui il CP/ M e il Pascal. Sotto CP/ M sono pure disponibili linguaggi evoluti come il Cobol 80 o il Fortran 77. Per applicazioni industriali e controlli di processo si può utilizzare il Forth o, per i programmi di tutti i giorni, semplicemente il Basic Applesoft, magari compilato.

Il tutto, IVA e monitor a fosfori ambra compresi, di appena otto milioncini di lire, soldi con i quali a quei tempi, se non ricordo male, si poteva acquistare una Panda 30 se non di più.

Che tempi...

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Progetto a cura di  Andrea de Prisco - AdP

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