Articolo pubblicato sul n. 165 di MCmicrocomputer (Edizioni Technimedia Srl - Roma) nel settembre 1996

MCmicrocomputer


Digital Imaging:
Nikon E2s

di Andrea de Prisco

Dopo avervi narrato, nelle pagine di Digital Imaging, di scanner per pellicole, di stampanti a colori a sublimazione, di fotocamere digitali amatoriali (o poco piu'...), di prodotti spiccatamente professionali - come il dorso Phase One per fotocamere Hasselblad provato sullo scorso numero di MCmicrocomputer - il nostro viaggio nell'hardware dedicato alla fotografia digitale non poteva escludere almeno una tappa nel mondo delle fotocamere digitali professionali.
Copertina del numero di MCmicrocomputer contenente l'articoloQui la qualita' immagine e' un fattore sicuramente predominante, ma ancor di piu' lo e' l'integrazione in sistemi fotografici preesistenti, per utilizzare - ad esempio - le medesime ottiche e gli stessi accessori delle fotocamere tradizionali eventualmente gia' possedute.
Le fotocamere digitali professionali costano, anticipiamolo subito, "qualche" decina di milioni: valutare se il prezzo richiesto e' effettivamente allineato alle caratteristiche offerte e' quanto mai difficile. Se infatti analizziamo "alla leggera" il solo contenuto tecnologico, potremmo anche arrivare alla conclusione che il prezzo di vendita di questi apparati e' spaventosamente esagerato. Ma se consideriamo che oggetti di questo tipo sono rivolti esclusivamente all'utenza professionale, che essendo il mercato tuttora nascente ne vengono prodotti quantitativi limitati, che i sensori CCD (come i display a colori a matrice attiva...) piu' sono grandi e piu' hanno scarti di lavorazione elevati che fanno lievitare quasi esponenzialmente il prezzo di produzione, e' facile rendersi conto che se vogliamo fare due conti dobbiamo mettere in calcolo anche le variabili meno evidenti.

Parola di Nikon!

Nikon, sicuramente il piu' importante produttore mondiale di fotocamere 35mm (si veda al riguardo la sezione dedicata alla neonata, incredibile, Nikon F5), com'era logico attendersi, e' presente anche in questo settore non con uno ma con due apparecchi. Entrambi basati su un sensore CCD a colori da 1.3 milioni di pixel e compatibili con la maggior parte delle otticheE2Nbmdm.jpg Nikkor e con i flash dedicati della casa giapponese, i due apparecchi si differenziano sono per la velocita' di ripresa. Il modello minore, la Nikon E2, riesce a "catturare" un fotogramma al secondo (che per un apparecchio esclusivamente digitale gia' non e' poco!), la E2s e' in grado di riprendere sette immagini in sequenza alla velocita' di tre fotogrammi al secondo prima di fermarsi qualche attimo a "prender fiato". Il tempo di attesa, tra una sequenza e la successiva, e' necessario alla logica di controllo dell'apparecchio per comprimere le immagini e salvarle nella scheda di memoria PCMCIA.
Le immagini riprese possono essere salvate in formato TIFF non compresso (per la massima qualita') o in tre diverse modalita' JPEG con fattori di compressione e qualita' variabili. Su una scheda di memoria da 15 megabyte e' possibile salvare da un minimo di 5 ad un massimo di 84 immagini, tutte da 1.3 milioni di pixel, ma con qualita' e livello di compressione differenti.
Opzionalmente e' disponibile anche un lettore di schede PCMCIA da collegare al computer per il trasferimento delle immagini. Per visualizzare quest'ultime in anteprima e' anche possibile collegare la fotocamera ad un monitor PAL o NTSC sfruttando l'uscita video presente sull'apparecchio.
Dal punto di vista strettamente fotografico, la Nikon E2s e' una fotocamera autofocus, multimode (lavora sia a priorita' di diaframma che ti tempo, in modo programmato e in manuale) di chiara ispirazione "tradizionale". Tutto questo, come sempre, per non mettere a disagio il fotografo professionista, notoriamente allergico agli "stravolgimenti concettuali" del suo consueto modo di lavorare. Cosi' la Nikon E2s si lascia usare come un normalissimo apparecchio reflex (molti comandi e funzioni sono del tutto identici ad alcune fotocamere tradizionali Nikon), privo di pellicola e ricco di elettronica digitale, ben nascosta all'interno di un corpo camera dalla forma sicuramente innovativa.

Il trucco c'e'...

Come i lettori piu' attenti avranno notato, l'apparecchio in prova questo mese porta due differenti marchi: sul pentaprisma leggiamo Nikon, proprio sopra l'impugnatura troviamo il marchio Fuji. Quest'ultimo, come noto, e' un altro colosso giapponese dedito alla microelettronica, ma e' conosciuto in tutto il mondo soprattutto per le sue pellicole fotografiche a colori con le quali fa concorrenza perfino a Kodak. Da notizie semiufficiali, nella realizzazione della E2/E2s, Nikon ha investito tutto il suo background tecnico per quel che riguarda l'aspetto ottico/fotografico, Fuji ha realizzato il sensore CCD e la rimanente sezione digitale.
Scendendo maggiormente nei dettagli, il sensore utilizzato nella Nikon E2/E2s offre una risoluzione di 1280x1000 pixel su una diagonale da 2/3 di pollice e fornisce immagini a 24 bit/pixel. "Due terzi di pollice" sono poco meno di 17 millimetri e se il sensore fosse stato utilizzato cosi' com'era in abbinamento alle ottiche standard per il 35mm (questo, ahinoi, avviene in alcuni apparecchi concorrenti della Nikon E2/E2s) si sarebbe potuta sfruttare solo una piccola parte della copertura ottica degli obiettivi. Il formato standard 35mm corrisponde, infatti, ad una diagonale del fotogramma di circa 43 mm ed e' proprio in relazione a questa grandezza che sono realizzate le ottiche disponibili sul mercato. Cosi' un 135 mm e' un teleobiettivo (moderato), il 50 mm e' un "normale", le focali inferiori a tale valore (per la verita' il limite teorico e' dato proprio dalla diagonale del fotogramma, 43 mm) sono i cosiddetti obiettivi grandangolari. Se, pero', sfruttiamo solo una piccola sezione della copertura standard degli obiettivi, il discorso delle lunghezze focali va, almeno all'atto pratico, farsi a benedire. I teleobiettivi diventano supertele, i grandangolari diventano mediotele e praticamente non e' piu' possibile sfruttare ampi angoli di campo se non utilizzando focali ultragrandangolari (con le quali si e no si riuscirebbe ad eguagliare un 35 mm).

...ma non si vede

Cosi', ovviamente, non va e in attesa che diventi possibile costruire - a prezzo contenuto! - sensori CCD esattamente grandi come il formato 35mm (24 x 36 mm) la Nikon ha inserito nella sua fotocamera digitale un gruppo ottico condensatore, posto dietro all'otturatore, che ha il compito di ridurre l'angolo di copertura delle ottiche adattandolo alle dimensioni del CCD utilizzato. Grazie a questo artificio, si ha l'esatta corrispondenza tra focale utilizzata e l'angolo di campo effettivamente utilizzato, nonostante le dimensioni inferiori del sensore. Il tutto con un solo, trascurabile (poi vedremo perche'), difetto. Il diaframma utilizzato per l'intero sistema obiettivo/condensatore non e' piu' quello dell'ottica originale (che rimane bloccato alla massima apertura) ma e' situato all'interno del secondo. Li' la luminosita' massima e' di appena f/6.7 e quindi anche con gli obiettivi molto luminosi non sara' possibile utilizzare le aperture maggiori di tale valore. Il problema, apparentemente grave, e' notevolmente ridimensionato tenuto conto che la sensibilita' relativa del sensore CCD e' di ben 800 ISO e puo' essere portata a 1600 semplicemente azionando un apposito comando. Facendo un paragone con una pellicola di media sensibilita' - accreditata dei canonici 100 ISO - abbiano 3 o 4 stop di vantaggio che fanno corrispondere, all'atto pratico, l'apertura massima f/6.7 alla luminosita' (nei due casi, 1600 o 800 ISO) di f/1.7 e f/2.5. Piu' che sufficienti per ogni situazione, con il "plus" rappresentato dalla profondita' di campo tipica dell'apertura reale (da f/6.7 a f/38).

Una bella bestia...

"Compatta, maneggevole ed ergonomica". Questo e' stato il primo commento del nostro fotografo ufficiale, Dario Tassa. Lui, pero', e' abituato alle medio formato Hasselblad e alle fotocamere a banco ottico per pellicole in lastra quindi... non vale!
Chi, come il sottoscritto, e' abituato alla compattezza delle moderne reflex 35mm potra' trovare un po' di imbarazzo nel maneggiare la digitale Nikon ma non di certo nell'utilizzo. I comandi, infatti, sono tutti situati in posizioni "strategiche" e vengono a trovarsi proprio sotto le dita che dovranno azionarli. Oltre a questo, la grossa impugnatura laterale facilita ulteriormente la presa facendo sembrare addirittura "leggeri" i quasi due chili di apparecchiatura che abbiamo tra le mani. E' un po' la storiella del chilo di ferro e del chilo di paglia: quale dei due pesa di piu? Checche' se ne dica, sin da piccolo (si fa per dire...) sostenevo che "pesava di meno" un chilo di paglia in quanto era piu' agevole da trasportare. Provare per credere!
Tornando a noi, la Nikon E2s si impugna, come qualsiasi fotocamera, con due mani. La destra afferra l'impugnatura ergonomica di cui sopra, la sinistra regge il corpo macchina dal fondello, dove troviamo un'apposita sagomatura atta a facilitarne ulteriormente la presa. Utilizzando, poi, ottiche autofocus (come e' normale attendersi) non e' necessario accedere all'obiettivo in alcun caso, nemmeno per variare il diaframma che si regola agendo su un'apposita ghiera presente frontalmente (e accessibile con dito indice della mano destra).
L'alimentazione e' fornita da una batteria ricaricabile accessibile sul fondo della macchina. E' possibile sostituire questa con una "finta batteria" che consente il collegamento diretto all'alimentatore esterno per l'utilizzo, in studio, "a corrente".

I comandi principali

Il pulsante di scatto e' situato sul lato superiore e ricorda in particolar modo quello della "tradizionale" Nikon F4. Coassiale a questo troviamo una ghiera a cinque posizioni. La prima, contrassegnata da una "L" rossa corrisponde allo stato di spegnimento della fotocamera. Seguono una "S" e una "C" per impostare le riprese a cadenza singola o continua. Nel primo caso ad ogni pressione del pulsante di scatto riprenderemo un'immagine, nel secondo, tenendo premuto il pulsante effettueremo riprese in sequenza. La quarta posizione "SD" non e' supportata da Nikon e riguarda la possibilita' di utilizzare l'uscita seriale per il trasferimento diretto delle immagini verso il computer. Nikon preferisce fornire il lettore di schede PCMCIA con il quale il trasferimento (in questo caso bidirezionale) e' molto piu' veloce che con l'interfaccia seriale. Quest'ultima e', invece, supportata da Fuji che distribuisce anch'essa il medesimo apparecchio con una differente sigla. Il formato file utilizzato per le schede PCMCIA e' compatibile DOS/Windows e puo' essere, oltre che dai Macintosh, anche dai computer portatili che offrono un alloggiamento per schede standard di questo tipo.
Infine, sempre sulla ghiera coassiale al pulsante di scatto, la posizione "PB" attiva l'uscita videocomposita della fotocamera che permette la visualizzazione a colori delle immagini digitali su monitor o televisore.
Una seconda ghiera e' posizionata poco distante dal pulsante di scatto e si aziona col dito pollice della mano destra. Con questa si regola il tempo di esposizione in modalita' manuale e a priorita' dei tempi ed e' possibile modificare la coppia tempo/diaframma (mantenendo la medesima esposizione) nel modo di funzionamento programmato.
Sempre sul lato superiore, accanto al pentaprisma, troviamo un display LCD che mostra i valori di esposizione e si utilizza per controllare/impostare le varie funzionalita' della macchina. Oltre al tempo di esposizione e al diaframma impostato, leggiamo il numero di fotogrammi ripresi e, in funzione della qualita' immagine impostata, quelli ancora memorizzabili sulla scheda di memoria. La qualita' puo' essere regolata su quattro valori, Hi, Fine, Normal, Basic, che corrispondono rispettivamente al salvataggio in formato TIFF non compresso e a tre differenti modalita' JPEG con valori di compressione differenti. Sempre sul display possiamo leggere la modalita' di esposizione impostata, il tipo di misurazione esposimetrica, la sensibilita' relativa del sensore CCD (800 o 1600 ISO) e l'impostazione del bilanciamento del bianco. Questo e' selezionabile tra la posizione AUTO (una finestrella bianca posizionata sul pentaprisma nasconde un sensore termocolorimetrico) e cinque posizioni manuali corrispondenti all'illumiČnazione ad incandescenza, a tubi fluorescenti, luce naturale in pieno sole, col cielo coperto e all'ombra.
Sul lato posteriore della fotocamera troviamo la sede per la scheda di memoria PCMCIA piu' altri due pulsanti che consentono di bloccare al valore corrente la messa a fuoco o la lettura esposimetrica. Coassiale al primo, una levetta permette di bloccare entrambe le misurazioni agendo su un unico tasto.
Alla sinistra del pentaprisma sono presenti quattro pulsanti che impostano altrettante funzioni. Il primo, MODE, si utilizza per selezionare la modalita' di esposizione: manuale, a priorita' dei tempi, a priorita' dei diaframmi, programmata (regolazione automatica sia del tempo che del diaframma). Il secondo pulsante regola la lettura esposimetrica tra Spot, SemiSpot e Matrix. Nel primo caso la lettura avviene su una ridotta zona centrale dell'immagine inquadrata, nel secondo si ha prevalenza alla zona centrale ma anche le zone periferiche concorrono (in misura minore) alla rilevazione esposimetrica, mentre la lettura Matrix avviene su cinque differenti zone e l'elettronica della macchina e' in grado di riconoscere di volta in volta quelle valide. Ad esempio se inquadriamo nella nostra immagine anche il sole, la fotocamera si accorge che una delle cinque celle e' accecata da qualcosa di estremamente luminoso e non ne tiene conto per elaborare l'esposizione corretta. La lettura esposimetrica multizona, ormai adottata dalla maggioranza delle fotocamere tradizionali dell'ultima generazione fu introdotta per la prima volta proprio da Nikon nell'ormai lontano 1983. Fu adottato per la prima volta nella Nikon FA, fotocamera di altissimo contenuto tecnologico, "colpevole" solo di essere nata a ridosso dell'avvento autofocus e per questo condannata a rimanere solo pochi anni, e a fatica, sul mercato.

Pericolo generico

Sul lato sinistro un segnale di pericolo ci avverte di leggere il manuale prima di accedere ai comandi "tosti" della fotocamera. Dietro un piccolo sportellino di plastica troviamo altri sette pulsanti. Riguardano l'impostazione della qualita' immagine (o del fattore di compressione, dipende dai punti di vista), la regolazione del bilanciamento del bianco, la regolazione della data (memorizzata nelle "info" di ogni file immagine), il comando per utilizzare la porta seriale (non supportata, come detto, da Nikon). Oltre a questi comandi, per cosi' dire, innocui, troviamo i tastini per cancellare l'intera scheda di memoria (avviene una vera e propria formattazione) o l'ultima immagine ripresa. In entrambi i casi e' necessario premere simultaneamente due pulsanti (il primo e il secondo oppure il secondo e il terzo) cosicche' e' molto difficile provocare cancellazioni accidentali, nonche' assolutamente irreparabili.

Si parte!

Inserita la scheda di memoria nella fotocamera e posizionato l'interruttore generale su "S" o su "C", siamo gia' pronti per effettuare i nostri primi scatti. Il mirino e' molto luminoso e... anch'esso contribuisce a tranquillizzare il fotografo. Osservando la scena inquadrata all'interno del mirino sembra, ancora una volta, di utilizzare una comune reflex autofocus dell'ultima generazione: l'unica differenza e' il rapporto base altezza del "fotogramma" in questo caso di circa 4/5 in luogo del fattore 2/3 del formato 35mm. Internamente al mirino e' presente un ricco display a cristalli liquidi retroilluminato che riporta buona parte dei valori visualizzati sul display esterno. Leggiamo il tipo di misurazione esposimetrica, tempo, diaframma, il numero di fotogrammi ripresi e i riferimenti per l'esposizione manuale. In alto sono visibili sei LED colorati che segnalano la corretta messa a fuoco, la compensazione manuale dell'esposizione e la ricarica del flash utilizzando un lampeggiatore dedicato Nikon.
Un altro aspetto "familiare" della Nikon E2/E2s e' il momento dello scatto. E' vero che non c'e' pellicola ne' e' necessario provvedere (manualmente o automaticamente) al suo avanzamento, ma il tipico comportamento del mirino reflex (l'immagine scompare durante l'esposizione a seguito del sollevamento dello specchio) e la presenza di un vero e proprio otturatore a lamelle assicurano quelle sensazioni di familiarita' che sicuramente non guastano.
La messa a fuoco automatica e' veloce e precisa, la misurazione esposimetrica (specialmente in modalita' Matrix) e' praticamente infallibile, grazie anche all'ottima latitudine di posa del sensore CCD utilizzato. Inquadrando, ad esempio, zone d'ombra insieme a parti assolate, l'immagine digitale ottenuta consente una buona lettura dei dettagli in entrambe le aree, situazione in cui qualsiasi pellicola diapositiva andrebbe sicuramente in crisi.
Devo, inoltre, spezzare una lancia in favore della compressione immagine: il formato JPEG, utilizzato ad alta qualita', e' praticamente un sistema perfetto di archiviazione delle immagini, con una perdita di definizione difficilmente percepibile ad occhio nudo. E' vero che la Nikon E2/E2s memorizza solo cinque immagini non compresse su una card da 15 megabyte, ma e' altrettanto vero che impostando la qualita' "Fine" in luogo della "Hi" otterremo praticamente gli stessi risultati con un'autonomia di ripresa quattro volte maggiore. Se poi le immagini riprese non sono particolarmente ricche di dettagli, e' anche possibile aumentare il fattore di compressione (guadagnando ulteriormente autonomia di ripresa) senza rinunciare piu' di tanto al fattore qualita'.

In conclusione

La Nikon E2 costa ventitre' milioni e mezzo (piu' IVA), la E2s circa sei milioni in piu' (sempre oltre l'IVA). La differenza tra i due apparecchi, come gia' detto in precedenza, non riguarda ne' la qualita' ne' l'autonomia di ripresa o le funzioni disponibili. Riguarda solo la velocita' delle riprese in sequenza: uno scatto al secondo per il modello piu' economico, tre scatti al secondo (con il limite di sette fotogrammi in sequenza) per la versione maggiore. Gia' da questa considerazione "numerica" e' facile rendersi conto che se non siete interessati alle riprese di eventi sportivi potete risparmiare un primo gruzzoletto. Oltre a questo c'e' da segnalare che il prezzo di vendita pubblicato in queste pagine e' puramente indicativo (non crediate di trovare tali fotocamere nel negozietto sotto casa ne' nella "grande distribuzione") in quanto per apparecchi di questo tipo i fattori che concorrono a determinare il prezzo finale sono tanti e ben noti agli utenti professionali.
Come dire che se ne volete sapere di piu', dovete contattare direttamente la Nital SpA di Torino (011/31.02.151) distributrice in esclusiva per l'Italia dei prodotti Nikon: digitali e non...



Riquadro Prezzi

Produttore

Nikon Corporation
Electronic Imaging Division
4-25, Nishi-Ohi 1-chome
Shinagawa-ku, Tokyo 140, Japan

Distributore:

Nital SpA
Via Tabacchi, 33 - Torino
Tel. 011/3102151

Prezzi indicativi (IVA Esclusa):

Nikon E2, corpo macchina, card 15 MB, batteria, caricabatteria, alimentatore a rete, software Nikon E2 Browser PC/Mac L. 23.500.000

Nikon E2s, corpo macchina, card 15 MB, batteria, caricabatteria, alimentatore a rete, software Nikon E2 Browser PC/Mac L. 29.400.000

Lettore esterno di schede PCMCIA L. 1.265.000

 

(Riquadro)

Nikon F5

di Andrea de Prisco

E' nata una stella. Si chiama Nikon F5 ed e', senza ombra di dubbio, la fotocamera (tradizionale) piu' sofisticata ed evoluta mai realizzata. E' la "logica evoluzione" di quell'altro mito fotografico denominato Nikon F4 (presentata nel 1988), a sua volta derivata dalla precedente F3 (del 1980), che ha seguito la strada tracciata dalle mitiche Nikon F2 (1971) e Nikon F, dell'ormai lontanissimo 1959.
L'incredibile Nikon F5, che sara' presentata ufficialmente tra pochi giorni nel corso della Photokina di Colonia, e' caratterizzata da tali e tante sofisticazioni tecnologiche da far invidia ai sistemi real time di controllo processo piu' evoluti, e promette di fissare nuovi parametri di riferimento nella velocita' di ripresa, messa a fuoco automatica, elaborazione della corretta esposizione. Tutto questo senza minimamente rinnegare il passato, mantenendo la totale compatibilita' meccanica anche con gli obiettivi della prima Nikon F progettati e realizzati quasi quaranta anni fa, confermando e ribadendo quell'impegno di continuita' fin da allora sottoscritto dalla casa giapponese nei confronti dei fotografi professionisti di tutto il mondo.
Sotto le sue sembianze di fotocamera "quasi tradizionale" - il corpo macchina e' costruito in lega di alluminio, la copertura superiore del mirino e' addirittura in titanio - si nasconde una rete di ben cinque microprocessori (di cui tre a sedici bit) che sovrintendono alle numerose funzionalita' elettromeccaniche dell'apparecchio. La Nikon F5 e' la prima fotocamera al mondo in grado di riprendere all'incredibile velocita' di otto fotogrammi al secondo, mantenendo tra gli scatti la visione reflex attraverso il mirino e contemporaneamente inseguendo con la messa a fuoco il soggetto inquadrato eventualmente in movimento. Nitidezza che viene mantenuta anche nel caso in cui il soggetto durante la ripresa in sequenza sparisca momentaneamente dalla vista del fotografo, sia nel caso in cui venga nascosto da un altro soggetto situato ad una distanza inferiore, sia nel caso in cui fuoriesca temporaneamente dal campo inquadrato.
Ma c'e' dell'altro: nel mirino sono evidenziate cinque distinte aree di messa a fuoco disposte a "croce". Il fotografo, utilizzando una sorta di joystick presente sul retro, puo' indicare la zona di messa a fuoco preferenziale in cui il soggetto inquadrato si trovera' al momento dello scatto. Quando inizia la sequenza di ripresa, se il soggetto (com'e' normale che avvenga) si sposta all'interno dell'inquadratura, il sistema di controllo della messa a fuoco si commuta automaticamente su un altro sensore che continuera' ad "inseguirlo" nella ricerca della massima nitidezza possibile durante tutta la sequenza. Il fotografo non deve far altro che tenere premuto il pulsante di scatto per ottenere tutti i fotogrammi ripresi perfettamente a fuoco, anche nel caso in cui il soggetto si sposti rapidamente all'interno del campo inquadrato, muovendosi trasversalmente, diagonalmente, verso la fotocamera o allontanandosi da essa. Otto volte al secondo, avanzando ogni volta la pellicola, riarmando l'otturatore e riposizionando lo specchio reflex per consentire la visione del soggetto. La velocita' di risposta dell'autofocus della Nikon F5 e' talmente tanto elevata che e' in grado di mantenere perfettamente a fuoco (utilizzando un obiettivo da 300 mm di focale) una macchina di Formula 1 in avvicinamento alla velocita' di 300 km/h fino alla distanza di poco piu' di 19 metri!
Ma le sofisticazioni ultratecnologiche della nuova Nikon F5 non si fermano a questo. Per la prima volta al mondo i circuiti di misurazione dell'esposizione non tengono conto soltanto della luminosita' e del contrasto della scena inquadrata ma anche delle sue componenti cromatiche. Il nuovo sistema di misurazione Color Matrix 3D si basa su un sensore CCD a colori da oltre mille pixel: la logica di controllo fa capo ad un database di oltre 30.000 situazioni esposimetriche relative ad altrettante immagini reali, che vengono confrontate istantaneamente con i dati esposimetrici e colorimetrici della scena inquadrata per ricavare la corretta coppia tempo/diaframma ottimizzata per la situazione reale. Nikon parla di "intelligenza" nel computo dei corretti valori di esposizione e non e' affatto da escludere che si sia fatto uso di una rete neurale per campionare le trentamila situazioni esposimetriche relative alle immagini del database fotografico.
L'otturatore a controllo elettronico e' costantemente tenuto sotto controllo da un rivoluzionario (tanto per cambiare...) sistema real time di monitoraggio che verifica il tempo di apertura ad ogni scatto. Nel caso di un improbabile cedimento meccanico che provochi un discostamento dei tempi di posa effettivi, l'elettronica prende gli opportuni provvedimenti effettuando una compensazione per esporre la pellicola sempre con la necessaria precisione.
Per finire, la Nikon F5, diventa all'occorrenza una periferica PC. Si collega tramite porta seriale a macchine Mac e Windows per pilotare da computer numerose altre funzioni e per scaricare e visualizzare i dati di ripresa relativi agli ultimi ottanta (!) rulli di pellicola esposti. Oltre a questo, la fotocamera collegata al computer e' in grado di mostrare graficamente la misurazione Color Matrix 3D, visualizzando la distribuzione cromatica e la luminosita' della scena inquadrata. In combinazione con uno scanner per pellicola, il software di gestione Photo Manager della Nikon F5 permette la digitalizzazione delle immagini abbinando a queste anche i dati di ripresa.
E una Nikon F5 interamente digitale quando arrivera'?


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