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Digitando, digitando... n. 23/2013 del 21.10.2013

Amarcord: Hewlett Packard 41C :-)

di Andrea de Prisco

«Le programmabili sono divenute ormai d'uso corrente: la comodità di poter risolvere il problema un numero illimitato di volte, con la pressione di un solo tasto, dopo aver impostato lo svolgimento una volta per tutte, ha fatto sì che queste macchine, anello di congiunzione tra calcolatrice e computer, avessero un grosso successo presso una larga fascia di utilizzatori».

La citazione questa volta non è mia e non proviene nemmeno dalle pagine di MCmicrocomputer. Per un motivo molto semplice: all'epoca, gennaio 1980, non esisteva ancora. Esisteva però Micro & Personal Computer, che dopo un paio di anni dal suo primo numero, partorì MC a seguito della rottura dello staff con il Gruppo editoriale Suono.

L'HP 41C arrivò sul mercato un paio d'anni dopo la già ricordata TI-58. Parliamo, naturalmente, di tutt'altro pianeta e anche diversa fascia di prezzo. La prima ce la portavamo a casa con 120-130 mila lire, per questo gioiellino non bastava il triplo di tale somma. Per non parlare, poi, degli accessori opzionali (tanti e costosissimi) che ne facevano la base di un sistema completo ed espandibile che rimase sul mercato per ben 11 anni, dal 1979 al 1990 (o, almeno, così ricorda Zia Wiki).

 

Un manuale... "preciso"! :-)))

 

Prima di addentrarmi in questa breve passeggiata, tenuto anche conto del non trascurabile dettaglio che provenivo dal mondo Texas (antagonista di quello HP) ho naturalmente scaricato un po' di documentazione da Internet, in primis il "Manuale e guida alla programmazione".

Ho potuto così scoprire tante cose interessanti, compreso il fatto che la 41C ha talmente tante funzioni che i suoi 35 tasti, preceduti o meno da Shift (il tasto giallo), non son sufficienti per richiamarle, tant'è che molte di esse sono accessibili per nome, grazie alla tastiera e al display alfanumerico. Ad esempio è presente la funzione Fattoriale, ma non è previsto un tasto apposito e se ne abbiamo bisogno dobbiamo digitare la sequenza:

[XEQ] [ALPHA] F A C T [ALPHA]

(per complessivi ben 7 tasti)

Per nostra fortuna, o per meglio dire per la fortuna degli utenti del tempo, qualsiasi funzione poteva essere assegnata a qualsiasi tasto, riprogrammandone il funzionamento in modalità USER, attivabile o disattivabile con l'omonimo tasto presente sotto al display. Semplice, no?

Pare di no: guardate, nell'illustrazione qui sopra, come ce lo spiegavano "passo passo" sul manuale di istruzioni, con tanto di test di verifica (vedi quel "Proviamo:"). C'è da chiedersi: ma eravamo così deficienti? :-)))

 

«La calcolatrice diventa computer»

 

Erano veramente tante, per l'epoca, le caratteristiche davvero speciali della HP 41C. La prima, più appariscente, era il già citato display alfanumerico a cristalli liquidi, grossa novità per quei tempi. Da una parte, permetteva un consumo di corrente pressoché irrisorio (la macchina era alimentata da quattro micro batterie alcaline in grado, dicono, di assicurare anche un anno di autonomia!!!), dall'altro consentiva una interazione con l'utente ben più naturale di quanto avvenisse in passato con i precedenti display LED a 7 segmenti.

Se il programma in esecuzione prevedeva l'inserimento di un dato numerico la richiesta veniva esplicitata "a parole" sul display e non sottintesa con strani artefici di cui era a conoscenza solo il programmatore stesso.

Idem, naturalmente, per i risultati dei calcoli che potevano (finalmente!) essere accompagnati sul display da indicazioni più o meno descrittive.

La seconda caratteristica "unica" dell'HP 41C era, come detto, la sua totale espandibilità. Sul retro erano presenti ben 4 slot in grado di ospitare moduli di memoria RAM, moduli di memoria ROM con funzioni pre-caricate (e di questi moduli ne uscirono a decine, per qualsiasi campo d'utilizzo... giochi compresi!), così come numerosi accessori hardware per applicazioni di ogni tipo.

Uno di questi era il lettore - nonché "scrittore" - di schede magnetiche - visibile qui a lato - che, tra l'altro, garantiva compatibilità (occhio che questo vocabolo in ambito informatico ancora non circolava tanto a quei tempi...) con la generazione precedente di calcolatrici programmabili, le famose (?) quanto indimenticabili (??) HP 67 e 97

A queste quattro porte potevamo collegare di tutto. Dalla stampante termica al lettore di codice a barre,  dal modulo "real time clock" fino alla porta a raggi infrarossi che consentiva la comunicazione "wireless" con altri dispositivi, compresa una specifica stampante futuribile giunta sul mercato un po' di anni dopo.

C'era poi l'innovativa scheda HP-IL (Interface Loop) che, come dice il suo nome, permetteva l'interfacciamento di più periferiche (fino a 31) collegandole tra loro "ad anello", similmente a quanto avveniva con la tecnologia Token Ring. Dalla calcolatrice al primo dispositivo, da questo al secondo, dal secondo al terzo, e così via fino al collegamento di ritorno dall'ultimo dispositivo nuovamente alla HP 41C.

Le periferiche intelligenti dotate di questa interfaccia comprendevano, tra le varie, una sofisticata unità di memorizzazione digitale a nastri magnetici (microcassette), una stampante HP-IL specifica (esteticamente identica a quella "normale") e finanche un'interfaccia TV per visualizzare gli output su schermo televisivo. Tutte cose che oggi fanno sorridere, ma che all'epoca... commuovevano!

 

Coppi o Bartali?!?

 

Chi, sul finire degli anni '70, ha avuto a che fare con queste "bestioline" ricorderà che esistevano due soli produttori e due distinte scuole di pensiero. Le HP si rifacevano alla cosiddetta Notazione Polacca Inversa (RPN) le Texas al più umano Sistema Operativo Algebrico (SOA). Disquisire su quale dei due sistemi fosse il migliore era come scegliere tra Coppi e Bartali. È chiaro che chi aveva una HP parteggiava per il primo, i possessori di Texas - come il sottoscritto - assolutamente per il secondo.

Vantaggi e svantaggi dei due sistemi erano noti. Con l'RPN i calcoli si facevano più velocemente, nel senso che era sufficiente digitare un numero minore di tasti (dal momento che una parte del lavoro lo faceva preventivamente il nostro cervello...). Con il SOA, viceversa, non era richiesto alcuno sforzo interpretativo, dal momento che anche le espressioni più complicate si digitavano esattamente come erano scritte, parentesi comprese che nella Notazione Polacca Inversa non esistevano proprio.

Anche una semplice somma, in RPN, poteva diventare "impossibile" per chi non conosceva il sistema. Per calcolare, ad esempio, 3+4 su una calcolatrice qualsiasi digitiamo 3, il tasto +, il numero 4 e otteniamo il risultato tramite il tasto "=". In RPN no, la somma si fa così: digitiamo il primo addendo (3) lo spingiamo nella "catasta" con il tasto "Enter", digitiamo il secondo addendo (4) e premiamo il tasto "+".

I più attenti avranno certamente notato che in entrambi i casi per effettuare una semplice somma è necessario premere lo stesso numero di tasti. I vantaggi dell'RPN in tal senso si vedono per i calcoli più complessi, tipo quelli in cui sono presenti parentesi. Lì dobbiamo sbrogliare noi la matassa effettuando prima i calcoli delle parentesi interne per giungere al risultato finale procedendo a strati. Di fatto è come faremmo in un calcolo a mano, in cui certamente sappiamo noi cosa calcolare per prima o cosa dopo. È solo questione di prenderci la mano dopodiché - così dicevano gli HP-boys - si va sparati come un treno!

Vabbè... :-)))

 

 


Bonus track... :-)


RPN contro SOA

(estratto da MC n. 64 del giugno 1987)

 

Il primo amore non si scorda mai... Così come lo prima moto o lo prima auto guidata, lo prima caduta dagli sci, da wind-surf, da cavallo (per gli appassionati).

Analogamente non si dimentica lo prima volta che si è messi le mani su di un computer. La mia avventura informatica è iniziata smanettando, per l'appunto, su una calcolatrice programmabile: la gloriosa TI-58. Erano i tempi del liceo, i personal non esistevano ancora, e mentre Bombini teneva lo sua brava lezione di filosofia, io e i miei amici agli ultimi banchi giocavamo a golf con un programmino di simulazione opera del sottoscritto. Il gioco si svolgeva inserendo le coordinate delle varie buche e colpo dopo colpo tipo di mazza, direzione e forza. Il piccolo computer elaborava lo nuova posizione e passava la mano al successivo giocatore. Diventavamo sempre più bravi a golf e sempre meno bravi in filosofia: c'est la vie!

Il mondo delle «macchinette», al secolo calcolatrici tascabili, sin dal suo nascere è stato sempre suddiviso in due classi. Le calcolatrici SOA, acronimo di Sistema Operativo Algebrico, fortemente spalleggiato dalla Texas Instruments, e le calcolatrici RPN, in notazione polacca inversa, sponsorizzate dalla Hewlett Packard. In anni ed anni di mercato non sono ancora riusciti e mettersi d'accordo su quale standard sia il migliore. Con il primo è possibile inserire qualsiasi espressione secondo le regole e i simboli comunemente usati nell'algebra, quindi parentesi, operatori ecc., nel secondo caso è necessario eseguire a mente una conversione prima di inserire l'espressione da valutare.
A vantaggio del secondo metodo, un considerevole risparmio di battute per ottenere il risultato (l'energia «mentale» impiegata non va dunque dispersa).

Ad esempio, per valutare l'espressione:

(45+12) x (43-27)

con una calcolatrice SOA non dovremo fare altro che battere esattamente quello che leggiamo e premere l'uguale, con una calcolatrice RPN la sequenza sarà:

45 12 + 43 27 - x

e in effetti sembra proprio arabo...

Ma non lo è. Le calcolatrici RPN lavorano utilizzando un insieme di registri che costituiscono la cosiddetta catasta operativa. Per compiere una qualsiasi operazione a due operandi (ad esempio una delle quattro operazioni) è necessario inserire in catasta i due operandi e solo dopo effettuare l'operazione.
Così, 45 12 + significa «metti nella catasta 45, metti nella catasta 12, esegui la somma» (che rimane in catasta).
Proseguendo nel calcolo abbiamo 43 27 -. Metti 43 in catasta (attenzione, il risultato precedente non viene perso: semplicemente sale di un livello), metti 27 in catasta, esegui la sottrazione.
A questo punto abbiamo nel livello più basso l'ultimo risultato, in quello precedente la somma di prima: ne abbiamo abbastanza per eseguire anche la moltiplicazione.
Sembra più difficile, ma non lo è. Soprattutto considerato che il modo di eseguire i calcoli con una «macchinetta» RPN è esattamente lo stesso con cui avremmo calcolato a mano l'espressione di cui sopra. Chiunque, carta e penna alla mano, avrebbe effettuato prima la somma (conservando da qualche parte il risultato), poi la sottrazione, moltiplicando infine i due risultati ottenuti.

AdP '87

 

:-)

 


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Da: Gianfausto V.

 

Ciao Adp

la 41C l'avevo usata per aiutare mia sorella all'epoca laureanda in ingegneria aerospaziale per fare "calcoli ripetitivi" scontrandomi con RPN. Alla fine lo scontro l'avevo vinto e tutto funzionava! ma dopo poco ho riconvertito tutto in Basic su un Sinclair Specrtum :-)

Fausto

 


 

Da: Massimo M.


Inutile dire che ai tempi ero un "TI-Boy" (avevo una TI59) ma devo ammettere che se a scuola si usasse la notazione polacca (dritta o inversa fa lo stesso) allora usare le calcolatrici RPN sarebbe più naturale che usare quelle SOA. dopotutto se (1 + 2 + 3) ci più sembra naturale di +(1 2 3) o (1 2 3)+ è solo perché ce lo hanno insegnato a scuola per primo.

 


 


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