La RAI non si
ferma mai: Super Hi-Vision 8K a Roma.
di Federico
Rocchi
Qualche giorno
addietro ho assistito, in occasione del Top
Audio di Milano, alla visione del film
“Hanckok” proiettato in digitale “4K” nelle
sale del cinema Arcadia. Era un evento Sony,
molto curato e ben preparato. Il film è
stato divertente e la qualità audiovideo
adeguata, anche se, dobbiamo confessare, non
entusiasmante soprattutto per la sensazione
di “scattosità” nelle riprese con panning
laterale. Oggi ho invece assistito, nella
sala conferenze del Circolo Sportivo RAI
sulle rive del fiume Tevere, a qualcosa di
diverso o, forse, di molto simile: la prima
dimostrazione pubblica italiana della
tecnologia televisiva “8K”, comprendente
l’intera catena tecnologica di produzione,
trasmissione e riproduzione di un segnale
audiovideo caratterizzato dalla risoluzione
di 4320 linee per 7680 pixel per 60 frame
progressivi al secondo (si, avete letto
bene) e (udite udite…) 22.2 canali audio
discreti. Abbiamo quindi potuto assistere a
un programma registrato riprodotto
localmente, ad un programma ripreso dal vivo
in un piccolo studio appositamente
predisposto in un locale attiguo, ad un
segnale registrato e trasmesso via satellite
da Torino.
L’evento,
denominato “La qualità che si vede”, è stato
organizzato “in casa” da RAI con materiale
NHK - Nippon Hoso Kyokai, l’ente televisivo
giapponese - e come dichiarato dall’Ing.
Luigi Rocchi - direttore di Strategie
Tecnologiche RAI - anche con la
collaborazione degli altri enti televisivi
pubblici europei riuniti nel Gruppo BTF
(Broadcast Technology Futures Group) che
comprende anche BBC e il Centro di Ricerca e
Sviluppo delle Televisioni pubbliche di
lingua tedesca in Germania, Austria e
Svizzera, assistiti dal Dipartimento tecnico
dell'EBU (European Broadcasting Union).
Si è trattato di
una dimostrazione di cinema digitale
avanzato (quello ancora non decollato è del
tipo “4K”) o di televisione a risoluzione
super alta? Probabilmente una nuova prova di
quanto anche questi elementi lessicali
tipicamente contrapposti vadano considerati
obsoleti: questa è l’essenza della
convergenza, la convergenza dei mezzi di
produzione, trasmissione e riproduzione dei
contenuti audiovideo testuali,
indipendentemente dal luogo di fruizione.
La tecnica
La più recente
dimostrazione europea prima di questa romana
è avvenuta all’IBC 2008, che si è tenuto
dall'11 al 16 settembre ad Amsterdam. In
quel caso la proiezione è avvenuta con
singolo proiettore, su schermo di sei metri
all’interno dell’ NHK Theatre, in grado di
riprodurre tutti gli otto milioni di pixel
dell’immagine mentre nella dimostrazione
romana, con effetto non piacevole alla
visione ma molto esplicativo sul piano
quantitativo, sono stati affiancati quattro
schermi con risoluzione 4K (3840 x 2160
pixel), lo “standard” del Digital Cinema che
sta prendendo piede in questo momento nelle
sale cinematografiche. Come dire “siamo di
fronte ad una risoluzione molto più alta
rispetto a quella che pagherete circa dieci
euro a biglietto nei prossimi anni”. La
risoluzione 8K è sedici volte migliore della
risoluzione “FullHD” che ci porteremo in
casa per natale, 64 volte superiore alla
risoluzione “SD” della tradizionale
risoluzione analogica, numeri che possono
impressionare ma che, come tutti gli
appassionati sanno, sono la conseguenza
della “scalabilità” di qualsiasi catena
digitale: basta raddoppiare la catena per
raddoppiare la banda e raddoppiare la
risoluzione. Grazie all’attività RAI, però,
il balzo in avanti è stato drastico.
Soltanto due anni addietro, il segnale Super
Hi-Vision era stato compresso dai 24 Gigabit
al secondo nativi in 250 Megabit MPEG2 e
trasmesso “over the air” per pochi metri.
Oggi, invece, RAI è stata in grado di
comprimere il segnale originale fino a 140
Megabit al secondo con il più efficiente
codec MPEG4/AVC e trasmetterlo, utilizzando
due trasponder DVB-S2 da 70 Megabit l’uno,
via satellite in tutta Europa. Un salto
tecnologico impressionante che trasforma una
sfida tecnica in un prodotto industriale
vendibile fra dieci anni ma con ricadute
“scalate in basso”, come la trasmissione 4K,
che potranno essere alla portata di tutti
fra tre o quattro anni. Si, fra tre o
quattro anni sarà tecnicamente possibile
avere la qualità del 35 mm cinematografico
direttamente in casa, via satellite ovvero
da terra con la tecnica DVB-T2, un altro
ambito di ricerca RAI.
Ma l’innovazione
tecnologica non si limita al video, la parte
audio è finalmente pensata come parte
integrante del sistema. Infatti, ed è
esperienza alla portata di tutti,
l’accresciuta dimensione degli schermi e
della scena riprodotta sta portando al
limite le capacità di ricostruzione spaziale
dell’audio multicanale. Il sistema SHV
prevede l’uso di una “matrice” 22.2,
ventidue canali discreti affiancati da due
canali dedicati alle basse frequenze. La
disposizione degli altoparlanti segue un
criterio ideato da Kimio Hamasaki, Senior
Research Engineer presso l’NHK Science &
Technical Research Laboratories in Giappone.
Egli ha pensato di creare una
sovrapposizione di tre “strati audio” che
opportunamente (leggasi “digitalmente”)
pilotati, se la registrazione è stata
effettuata con criterio speculare, sono in
grado posizionare in ambiente le sorgenti
acustiche, risolvendo il problema della
localizzazione dell’audio con gli schermi
molto grandi.
Very
impressive
Come potrei
definire la presentazione di oggi? Very
impressive, ma non quanto ci si potrebbe
aspettare per i numeri della parte video.
C'è una spiegazione psico-percettiva: non
potendo aumentare le dimensioni dello
schermo, la sala non era molto grande, la
percezione di qualità tende ad un limite
esponenziale, avvicinandosi al quale
l’occhio umano non riesce a percepire
differenze fra programmi a più alta
risoluzione. L’effetto, ben noto nei
laboratori CRIT RAI (articolo sulla rivista
Elettronica e Comunicazione, Numero 3 -
Dicembre 2007 edita dal CRIT a firma
dell’Ing. Mario Stroppiana : “Qualità
percepita sugli schermi piatti in ambiente
domestico”) era facilmente avvertibile anche
oggi: in sala erano presenti uno schermo LCD
“4K” e uno “schermo 8K” composto da quattro
schermi 4K affiancati, eppure la qualità
percepita delle immagini riprodotte nei due
ambiti non era così diversa. Avvicinandosi,
invece, le differenze erano avvertibili ma
sempre affette da quello che chiamerei
“effetto frattale”: zoomando l’immagine ci
si aspetta, come nella realtà, di avere
sempre la stessa risoluzione nel campo
visivo. Accade lo stesso anche nella visione
dei costrutti della geometria frattale. Con
l’array dei quattro schermi 4K l’effetto
frattale era mantenuto più a lungo rispetto
al singolo schermo 4K da una cinquantina di
pollici.
Quello che,
invece, colpisce maggiormente i sensi dei
partecipanti è senza dubbio la matrice audio
a 22.2 canali. L’audio è da sempre il
“parente povero” del sistema audiovideo, per
molti motivi come la difficoltà di piazzare
al posto giusto le molte sorgenti
necessarie. Il sistema 22.2 usato per la
dimostrazione, costruito dai tecnici NHK
“impilando” due sistemi Bose 77WER per ogni
punto, è in fondo alla portata di molte
stanze domestiche. Quello che impressiona è
la logica che soggiace alla ripresa
dell’audio, più che la successiva
elaborazione digitale e riproduzione. In
giardino, non direttamente esposto alla
curiosità dei visitatori, era stato montato
un sistema di 11 microfoni posizionati ad
hoc per riprendere il suono ambientale del
bordo Tevere. Successivamente ho potuto
ascoltare, in silenzio, l’audio ripreso dal
vivo pochi metri più in là: questo si è
stato molto, molto sorprendente.
Conclusioni
L’unione dei
centri ricerca e sviluppo delle televisioni
pubbliche europee è una chiave di lettura
importante per comprendere pienamente
l’evento. Più che una dimostrazione di
“tecnologica forza bruta”, infatti, si è
manifestata chiaramente la capacità europea,
in particolare dovuta alla quasi
cinquantennale collaborazione fra RAI e NHK
(inaugurata sin dalle Olimpiadi Roma ‘60),
di tenere banco nella ricerca e nello
sviluppo di tecnologie innovative nel
settore industriale audiovisivo e
televisivo. L’industria, la politica o, come
si usa dire, il “sistema paese” dovrebbe
approfittare di questa capacità innovativa
(come accade invece regolarmente in
Giappone) e non, come affermato
successivamente dal direttore del Centro
Ricerche Rai, Ing. Alberto Morello,
diminuire il budget a disposizione per i
settori di ricerca dell’azienda RAI: l’Ing.
Morello ha dato un appuntamento preciso,
soldi e personale permettendo, fra dieci
anni per la televisione in 3D, targata
Italia ancora una volta.